Apparat, l’Escher dei suoni ipnotizza l’Auditorium

Sascha Ring, questo il vero nome dell’artista berlinese conosciuto come Apparat, è la vera e propria rivelazione dell’ultimo decennio nell’ambito della musica elettronica. La sua tournée è arrivata a Roma lo scorso 2 ottobre, seconda tappa italiana (la prima a Napoli, le altre due a Milano il 3 ottobre e Torino il 4 novembre) del “Soundtracks Live”

Adorato da Thom Yorke (troviamo echi nelle composizioni dei suoi Atoms for Peace) e da Mario Martone che lo ha voluto per la colonna sonora, vincitrice lo scorso settembre del Soundtrack Music Award al Festival del Cinema di Venezia, dell’ultimo film che ora si appresta a conquistare il cinema americano con “Equals” del regista Drake Doremus.

Si spengono le luci, ma questa volta non si accendono i riflettori e le classiche luminarie dell’esibizione live bensì un proiettore. Siamo al cinema. Siamo davanti alla corte di Apparat. Siamo al suo show sul palco dell’Auditorium Parco della Musica.
Ad aprire il concerto i Prairie, trio che crea la classica atmosfera dell’attesa del film. A seguire Apparat, o meglio la sua ombra proiettata, che si presenta sul palco assieme a quella agli altri musicisti che lo accompagnano in questo tour.

Sul palcoscenico disegnato da Renzo Piano, scorrono fotogrammi di un film immaginifico, frammenti di pellicola che sembrano i tagli di un film di David Lynch, disegni psichedelici a tratti ipnotici, fasci luminosi e figure geometriche. Sono i visuals dei Transforma, collaboratori di lunga data, che incorniciano le ombre degli artisti che si stagliano su di esse come un disegno a carboncino.
Una scena in cui le tinte fredde dell’elettronica e i degli ossessivi pattern ritmici si  trasformano magicamente in proiezioni di caldi colori sullo schermo cinematografico.

Composizioni le sue, scritte per il cinema, e che a volte sembrano delle opere impressionistiche di Escher, in un mix di ripetizioni di note e ritmi simili, unite in un caleidoscopio di immagini, simili alle costruzioni paradossali tendenti all’infiniito dell’incisore olandese.

Uno spettacolo in cui lo spettatore è avvolto e trasportato in un personale altrove o semplicemente accompagnato ad un appuntamento al buio con Apparat.

Galleria Fotografica a cura di Fabrizio Di Bitonto

Sull'autore

Fabrizio Di Bitonto

Fotografo e Collaboratore di Zeta Emme - Zona Musica e Roma Suona Bene

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