Ben Harper and the Innocent Criminals: Chiama le cose come sono

Call It What It Is“, è il titolo del nuovo album di Ben Harper, pubblicato su etichetta Stax Records e realizzato con la storica formazione degli Innocent Criminals

Quando la storia scade a cronaca spicciola non lo fa una volta sola. Ben Harper, che per “Get Up!” vinse addirittura un Grammy nel 2014 come miglior album di blues (in condominio con Charlie Musselwhite, tutt’altra stoffa), pubblica i suoi dischi con un’etichetta che la Storia l’ha scritta, con la S maiuscola.
La Stax Records era un mito della musica ai tempi evocati dalla traccia di apertura, quelli in cui “il sesso era una cosa sporca” (ma non meno eccitante); ora è un marchio di proprietà del gruppo Concord, l’ultimo ad aver fatto il salto da indipendente a major.

I megabig, o quel poco che ne rimane, hanno tanti grattacapi, dal crollo verticale delle vendite alla difficile rincorsa al mercato globale. Eppure il loro compito non sarebbe arduo; è proprio in un periodo in cui i brani musicali sono più taggati che ascoltati e la superficialità ha la meglio sulla creatività che si possono fare i quattrini, anche con personaggi insignificanti.

Mi dicono che Harper, menestrello meticcio, buonista e sopravvalutato (quattro requisiti cari al popolo del politically correct), abbia rimesso in piedi per l’occasione il suo gruppo storico, gli Innocent Criminals; saranno al suo fianco anche in un tour mondiale che prevede una data italiana, il 7 ottobre 2016 al Mediolanum Forum di Assago.

Troppa grazia: il caso “Call It What It Is” si chiude senza colpevoli né innocenti, solo sbadigli. Si fanno notare l’ovvio singolo di lancio “Pink Balloon“, già venduto alla Volkswagen per uno spot della Golf, il quasi-reggae “Finding Our Way” e il quasi-blues “Bones“. E naturalmente quello che dà il titolo alla raccolta, un’invettiva contro la violenza omicida della polizia bianca nell’America multietnica.
Ci mancherebbe che non ci si battesse per una causa giusta.

L’album “Call It What It Is” è pubblicato su etichetta Stax Records, ed è in vendita su CD e in formato digitale anche su Amazon (qui) e iTunes (qui).

Sull'autore

Edoardo Fassio aka Catfish

Edoardo Fassio è considerato una delle massime autorità nel vasto territorio del blues e del canto popolare neroamericano. Scrive di blues, folk e jazz per il quotidiano La Stampa e per TorinoSette; suoi articoli, recensioni e interviste appaiono sulle riviste italiane Musica Jazz, Il Blues e su un numero imprecisato di pubblicazioni europee.
Consulente e programmatore per Rai, Radio Flash e Radio Torino Popolare con il classico pseudonimo di Catfish, è animatore di trasmissioni in via continuativa dal 1984, la più duratura programmazione radio di blues in Europa. Ha condotto programmi anche nella terra del blues, in particolare per le emittenti KDHX (a St. Louis) e WROX (a Clarksdale, nel cuore del Mississippi Delta, dove sono nati John Lee Hooker, Sam Cooke e Ike Turner).
Presso gli Editori Laterza ha pubblicato “Blues”, con prefazione di Massimo Carlotto, acclamato come “indispensabile” (World Music Magazine), “scintillante” (Buscadero), “la medicina giusta” (Rumore), “autorevole e insolito” (Amadeus), “impeccabile, prezioso e scorrevole” (JazzIt), “una magistrale sintesi” di “grazia narrativa e di arguzia descrittiva” (Musica Jazz). Ha curato per Feltrinelli la versione italiana di “Come il jazz può cambiarti la vita” di Wynton Marsalis. Di Fassio Isaac Hayes ha detto: “…and remember, the Catfish is always cooking!”

Scrivi un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi