Cristina Meschia racconta “Intra”

Quindici tracce tra folk e jazz: si chiama “Intra” il nuovo lavoro discografico di Cristina Meschia, che si presenta in questa piccola ma interessante intervista

Intra di Cristina Meschia è un album frutto di un lungo lavoro di ricerca, realizzato anche grazie ad una campagna di crowdfunding, delle tradizioni storiche del suo territorio, senza trascurare le influenze di altri luoghi in cui ha vissuto e delle persone che ha incontrato sul suo cammino artistico appartenenti ad altre culture. Tra gli ospiti il contrabbassista Luca Alemanno, il batterista Nicola Angelucci, il contrabbassista Gabriele Evangelista, il chitarrista Alessandro Di Virgilio, il flautista Dario Terzuolo, il sassofonista Jacopo Albini, il quartetto d’archi “Aether Quartet” e il cantautore Federico Sirianni. L’album ha avuto anche il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia del Verbano Cusio Ossola, del Comune di Stresa, Verbania e Ghiffa, del Parco Nazionale Val Grande, Museo dell’Arte e del Cappello, rete museale dell’alto verbano.

Cristina, di te e di tutto un po’: hai un curriculum pieno di esperienze diverse. Raccontaci
Sui social mi definisco così: cantante nomade. Sperimentatrice di suoni, immagini, parole e colori. Sono una persona molto curiosa e questo mi stimola a conoscere le innumerevoli espressioni musicali e quando è possibile ad intrecciare le varie forme d’arte. Credo che la curiosità, la testa dura e i miei lati stravaganti, siano i doni più preziosi che ho.

Intra è il titolo del tuo lavoro discografico: perché?
La scelta del titolo è stata l’ultima difficile scelta presa una mattina, al Pigneto, chiacchierando con la cantautrice Pilar. Intra è il nome del mio paese di origine, ma non ho voluto dare questo nome solo per questo motivo. Mi interessava maggiormente il significato del termine: “fra, in mezzo”. Intra, infatti, nasce tra i fiumi San Bernardino e San Giovanni, proprio come questo disco che nasce tra me e un sacco di cose: tra me e Riccardo Zegna, tra la musica popolare e popolaresca e il jazz, tra l’italiano e il dialetto, tra me e i numerosi ospiti che hanno partecipato, mettendo ognuno un po’ di sé.

Cosa racconta la tua musica?
La musica di Intra racconta le abitudini dei nostri antenati. Le canzoni popolari e popolaresche, riescono a raccontarle come nessun altro documento riesce a fare perché tocca la vita di tutti i giorni, le sofferenze, gli amori, le gioie vere, i sentimenti autentici e diretti. Forse è proprio di questa sincerità e di questa purezza di cui si sente il bisogno nel 2017.

Come trae la sua ispirazione Cristina?
L’ispirazione nasce quasi sempre su un treno… osservando fuori da un finestrino… oppure davanti alla meraviglia della natura incontaminata… o grazie al dialogo e al confronto con altre persone, magari totalmente diverse da me.

Quanto conta la tradizione culturale nel tuo lavoro artistico?
Conta moltissimo, specialmente in questo momento. Vengo da una famiglia piemontese: mio padre e mia madre parlano in dialetto, così come le mie nonne e i miei parenti più stretti. Ho vissuto quindi molto vicino al dialetto nella mia infanzia. Proprio in questi ultimi tre anni in cui mi sono allontanata dalle mie zone, il mio orecchio ha iniziato a cogliere altri dialetti, altri modi di dire, ho vissuto con una genovese, con un pantesco (variante della lingua siciliana parlata nell’isola di Pantelleria, ndr.), con una toscana e sono stata in contatto con ragazzi di varie regioni, tutto questo mi ha affascinato. I dialetti sono una contaminazione di lingue, di popolo, della gente che si parla, sono lingue impure e imbastardite… che viaggiano. Le persone incontrate, mi hanno fatto apprezzare di più la mia tradizione mediante la conoscenza della loro.

L’album “Intra” di Cristina Meschia è disponibile su CD e in digital download su Amazon (qui) e iTunes (qui).

Sull'autore

Raffaella Ceres

Raffaella Ceres esperta di teatro, musica jazz e musica d'autore, collabora con varie testate locali e nazionali specializzate, tra le quali Zeta Emme - Zona Musica e Roma Suona Bene.

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