Dire Straits Legacy, la leggenda rivive all’Atlantico

Grande successo per il concerto romano dei Dire Straits Legacy, il progetto voluto da Phil Palmer e Marco Caviglia e che ha coinvolto anno dopo anno i vari elementi che fecero parte del gruppo o che ne furono solo membri di supporto

Quest’anno non c’era John Illsley impegnato con il suo nuovo disco, non c’era il primo storico batterista Pick Withers (con i Dire Straits dal 1977 al 1982), che vi prese parte quando erano Dire Straits Legend, ma i Dire Straits Legacy si sono comunque presentati con una formazione in grande stile composta da Alan Clark (tastierista dei Dire Straits dal 1980 al 1995), Danny Cummings alle percussioni, Mel Collins al sax, entrambi membri di supporto del gruppo di Knopfler in vari tour, lo stesso Phil Palmer alla chitarra, insieme a Marco Caviglia (voce e chitarra) e Primiano di Biase (tastiere). Quest’anno inoltre si sono aggiunti alla band un vero mito come Steve Ferrone alla batteria e John Giblin bassista scozzese già al seguito in passato di artisti del calibro di Peter Gabriel, Phil Collins, Kate Bush, Alan Parsons, Annie Lennox, Fish e Paul McCartney. Una “concept band”, come amano definirla i suoi componenti, di tutto rispetto.

All’Atlantico di Roma, è andato in scena il tutto esaurito. Davvero, come ebbe modo di dichiarare in una recente intervista che ci ha concesso, Phil Palmer, c’era tanta voglia di riascoltare quella musica dal vivo. I Dire Straits sono stati uno dei gruppi più amati in Italia e che hanno venduto più dischi nel nostro Paese. L’affetto per questa band ed il calore che il pubblico romano ha saputo tributare a questa formazione, sono andati al di là di ogni più rosea aspettativa. Pubblico variegato che andava dai primi fan dei Dire Straits, fino alle nuove generazioni, quelle che hanno conosciuto queste canzoni, tramite l’ascolto dei propri genitori.

Dire Straits Legacy - Atlantico 2016

L’inizio del concerto è affidato a “Calling Elvis” singolo dei Dire Straits uscito nel 1991 scritto da Mark Knopfler e contenuto nell’album “On Every Street“, sesto e ultimo album in studio del gruppo rock britannico.
Un inizio scintillante, che grazie alla lunga coda in dissolvenza sul finale ha permesso a Phil Palmer e a Marco Caviglia di esibirsi subito nei primi virtuosismi alla chitarra, che immediatamente hanno scaldato i cuori dei fan. La voce di Caviglia, tra le più simili a quella di Mark Knopfler, e il suono pulito ai limiti della perfezione (e quindi ai limiti del suono che riusciva a dare alle proprie chitarre Mark Knopfler), ha permesso ai tanti che eran li di far riemergere i ricordi dei tanti concerti dal vivo visti e vissuti in quegli anni. Bastava un po’ chiudere gli occhi e pensare di essere in uno degli ultimi show dei veri Dire Straits. Quando Alan Clark, batte le dita sulla tastiera per far rimbalzare le prime inconfondibili note di “Walk Of Life“, la gioia dei fan esplode. “Walk Of Life” veniva messa proprio dopo “Calling Elvis” nell’album live del 1993 “On The Night“.

Qualcuno ha pensato che la scaletta eseguisse minuziosamente le tracce di quell’album. In realtà i DSL, hanno forse scelto di iniziare come omaggio a quell’album live e poi fare un lungo excursus completo dal primo album. Arrivano quindi “Setting me up” (direttamente dal primo album omonimo del 1978), quindi “Follow Me Home” e due delle più attese “Romeo and Juliet” (da “Making Movies” del 1980), che vede l’ingresso sul palco di Mel Collins al sax e “Tunnel Of Love“, tratta sempre dallo stesso album del 1980, che fa scatenare il pubblico sul finale in balli e salti.

Dire Straits Legacy - Atlantico 2016

Particolarmente bello, è stato rivedere e risentire Alan Clark far scorrere le dita sulla tastiere nel fantastico assolo di pianoforte finale di questo brano, uno dei passaggi musicali più belli (escludendo i vari assoli alla chitarra di Knopfler) di tutta la discografia dei Dire Straits.

Viene poi eseguita “Private Investigations” e ancora la bellissima “Telegraph Road” quest’ultima tratta da “Love over Gold” del 1982; brano mastodontico di ben quattordici minuti e trenta secondi, che pur non avendo avuto una gran diffusione radiofonica data la sua lunghezza, divenne al contrario un must in tutti i concerti dal vivo in quegli anni ed una delle canzoni più apprezzate della band, considerata da molti critici ed appassionati un capolavoro della musica rock.

Il turno successivo è quello di “On Every Street“, brano che ha dato il titolo all’ultimo album della band e per contrasto quello successivo ancora è “Sultans Of Swing“, appartenente invece al disco d’esordio della band e primo grande successo commerciale dei Dire Straits.

Sul finire, Phil Palmer chiama tutti sotto il palco, per il rush finale: il pubblico accorre al richiamo di Palmer per ballare e cantare insieme “Brothers in Arms“, “Money for Nothing“, che non poteva assolutamente mancare e quindi un chicca come “The Bug” e concludere un altro grande capolavoro come “Portobello Belle“.

Galleria fotografica a cura di Mariano Trissati

Sull'autore

Daniele Crescenzi

Ideatore e creatore del progetto Roma Suona Bene.
Appassionato di Musica e Fotografia. Scrive su Roma Suona Bene e Zeta Emme - Zona Musica

Scrivi un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi