Eugenio Bennato: quei briganti di “Mon père et ma mère”

La musica popolare ha caratterizzato e caratterizza l’intera carriera di Eugenio Bennato, forse per questo gli organizzatori della rassegna iWorld hanno scelto il cantautore partenopeo per il concerto di chiusura. Una kermesse che ha visto protagonisti alcuni tra i più importanti artisti della scena etno-pop italiana tra i quali: Enzo Avitabile, Enzo Gragnaniello, James Senese e i Tazenda

Eugenio Bennato è uno dei fondatori assieme a Carlo D’Angiò, Roberto De Simone e Giovanni Mauriello della Nuova Compagnia di Canto Popolare, gruppo in cui erano presenti personaggi del calibro di Peppe Barra e Fausta Vetere, ed ha da sempre messo la musica popolare al centro della sua produzione, arrivando a lavorare con le commistioni musicali di tutto il sud del mondo, in special modo con quelle del bacino mediterraneo.

Il suo ultimo album “Canzoni di Contrabbando“ è una raccolta di tutto il suo percorso creativo, quella creatività musicale che ha portato in scena sul palco della Sala Petrassi all’Auditorium.

Con le sue canzoni ha praticamente fatto un riassunto di storia su quella che è definita “la questione meridionale”, non solo dell’Italia ma di tutto il mondo.
Partendo dai suoi anni ’80 quando per Anton Giulio Majano ha scritto “Brigante se more“, colonna sonora di uno sceneggiato sui briganti dal titolo “L’eredità della priora“, che è divenuta un simbolo della voce del Sud. In seguito ha attraversato tutto il “Mediterraneo” della sua produzione unendo la forza di musica e parole con il potere quasi ipnotico della danza della taranta.
Ritmi a cui il pubblico non ha saputo resistere e a cui ha risposto accompagnando con le mani e anche alzandosi dalle poltrone per ballare.

Momenti anche commoventi come con la Canzone di Angelina “Angelo del Sud”, storia di una giovanissima bambina di 9 anni condannata a morte per brigantaggio, per sottolineare l’assurdità di tutte le guerre o con “Let’s Go To America” per ricordare che siamo stati emigranti ed insegnarci l’accoglienza.

Ospite della serata all’Auditorium un’artista romana di origine partenopea Lavinia Mancusi, grande voce ed eclettica musicista che è passata dall’accompagnare con violino e danza una scatenatissima taranta ad omaggiare Roma e Gabriella Ferri con un’intensa interpretazione de “Le Mantellate“.

La chiusura del concerto ha visto una “reprise” dell’unico inedito “Mon père et ma mère” presente nel disco “Canzoni di Contrabbando“, che è la storia dell’incontro tra il musicista e Enric Parfait, un giovane africano del Camerun.

Giustina Gambardella

Ma la summa del lavoro di Eugenio Bennato si è espressa nei bis, prima con un omaggio al collega conterraneo Pino Daniele con “Napul’è” e successivamente con la “Tammurriata nera” riarrangiata con strumenti tradizionali napoletani, ma anche con le contaminazioni arabe della voce maschile Mohammed Ezzaime El Alaoui e con le chitarre elettriche di Stefano Mujura e Ezio Lambiase artisti che lo hanno affiancato per tutto il concerto insieme alle due donne Sonia Totaro (voce e danza) e Giustina Gambardella alle percussioni e alla voce.

Galleria fotografica a cura di Giampaolo Vasselli

Sull'autore

Collaboratrice di Zeta Emme - Zona Musica e Roma Suona Bene

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