“Le promesse del mondo” di Flavio Giurato

Raccontare un disco di Flavio Giurato è un po’ come tentar di prendere un pesce a mani nude, rischiando di ritrovarsi “a un passo da sbagliare” come un “acchiappatore dell’acqua”

Flavio Giurato rappresenta una figura rara nel panorama musicale, scevro da tutte le logiche che regolano questo mondo, somiglia molto ad uno di quei vecchi artigiani che resiste stoicamente nella sua bottega alla fagocitazione dei centri commerciali.
Un superstite, un testimone (o forse sarebbe meglio dire testimonial) di un epoca dove ci si prendeva il tempo per osservare e pensare. E di tempo se n’è preso tra la produzione di una opera e l’altra della sua discografia, salvo poi sentire che non era solo la musica il suo fine espressivo convogliandolo anche verso altre forme quali la regia televisiva.

Un culto per chi lo ha conosciuto con “Il tuffatore” e una sorpresa per i più giovani, come quelli che casualmente lo hanno visto esibirsi qualche mese fa dal vivo all’Atlantico di Roma come opening di Vasco Brondi.

Tempo dicevo, ma anche pensieri, questi senza tempo, che si gettano nelle nove tracce dell’album come un flusso, continuo e incontenibile, e proiettano dinanzi a noi le immagini de “Le promesse del mondo” che Flavio osserva dalla sua bottega artigiana.

Flavio Giurato

“The river flows”, recita “Soundcheck” la prima traccia di quello che è un concept-album incentrato sulle migrazioni, il fiume scorre e finisce nel mare. Come la storia dell’umanità, come i migranti, le cui figure aleggiano nelle tracce del disco, non nella versione codificata ma nell’attuale visione sociale, dove è “tutta un’ipocrisia”, ma come figure senza tempo e senza terra in una “terra di nessuno”, senza un idioma peculiare ma appartenenti a tutte le lingue del mondo come le tante usate nei testi del disco. Migranti che percorrono un mondo che sta discendendo la china, in un declino apparentemente inevitabile, verso il capolinea della disumanizzazione.

Umanità in divisa vinta dagli eventi e spaccata al limite della bipolarità tra il criptico protagonista di “Digos” e il marinaio Safiero Pasquale di guardia alle false speranze e ai miraggi che offrono “Le promesse del mondo” mentre davanti ai suoi occhi scorrono fotogrammi tragici di barconi carichi in alto mare.
Umanità che lotta e spera come gli sposi attanagliati dalla guerra di “Snuff song” o lotta e muore come il giovanissimo Ugo Forno, uno degli eroi della Resistenza di “Ponte Salario”. Ricordare per comprendere quello che non capiamo più perché lontano dai nostri occhi.

Flavio Giurato rimane coerente e fedele a se stesso, alla sua verità e alla sua cifra espressiva in ogni parola e in ogni nota.
“Le promesse del mondo” non è solo un disco, ma un’esperienza da vivere.

L’album “Le promesse del mondo” di Flavio Giurato è disponibile su tutti gli store e in digital download su Amazon (qui) e iTunes (qui).

Sull'autore

Fabrizio Di Bitonto

Fotografo e Collaboratore di Zeta Emme - Zona Musica e Roma Suona Bene

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