Pink Floyd Legend, sul palco dell’Auditorium arriva lo spettacolo di “Atom Heart Mother”

Fabio Castaldi racconta i Pink Floyd Legend, tribute band italiana dei Pink Floyd, che saranno in concerto il 21 novembre all’Auditorium della Conciliazione, e riproporrano il grande spettacolo “Atom Heart Mother”, omaggiando il disco dei Pink Floyd del 1970

Una suite che vedrà impegnati oltre cento artisti sul palco per più di due ore di musica. Oltre all’esecuzione integrale di “Atom Heart Mother”, ci saranno altri importanti estratti dalla mastodontica discografia dei Pink Floyd dal 1967 al 1994.

Insieme a loro sul palco l’unione di sette cori: Coro Arké, Coro Diapente, Corale Polifonica “Città di Anzio”, Coro Giuseppe Verdi di Roma, Coro Note Moleste, Coro della Filarmonica di Civitavecchia, Coro della Basilica di S. Agnese fuori le mura, dalla sezione orchestrale di Ottonidautore e dal violoncello Rossella Zampiron. Un grande spettacolo, diretto dal Maestro Giovanni Cernicchiaro.

Pink Floyd Legend (4)

Abbiamo incontrato Fabio Castaldi, dal 1999 anima di questo gruppo, bassista e voce, che ci ha raccontato di questo progetto, che da oltre dieci anni rappresenta un vero e proprio unicum nel panorama delle tribute band.

Nel 1994 hai inciso un tuo disco rock con gli LD’O dal titolo “Thomas Mann”. Colpisce il fatto che il tuo primo disco coincide un po’ con l’uscita dell’ultimo della storia dei Pink Floyd “The Division Bell” (escludendo ovviamente “The Endless River” che comunque include molto del materiale di quell’anno). Poi nel 1999 cominci ad entrare nel mondo delle tribute band dei Pink Floyd dopo esserti cimentato con i più vari generi musicali. Perché hai sentito questa necessità di avvicinarti alle tribute band dei Pink Floyd?
Beh.. il 1994 lo ricordo come un anno magico! Abitavo a quei tempi nel quartiere Cinecittà di Roma ed aprire la finestra e sentire le note di “Shine on you Crazy Diamond” fu qualcosa di straordinario (i Pink Floyd suonarono tre volte a Roma per il tour “Pulse”). Tra l’altro andai alla seconda serata, il 20 settembre 1994 a vederli all’interno degli studi dal vivo. C’è stata anche la coincidenza con l’uscita del disco Rock “Thomas Mann”, progetto concepito con l’amico musicista Marco Tribuzio. Nel 1999 decisi di tirare fuori tutto l’amore per quel genio di Roger Waters e di metterlo in musica, cominciando a costruire quello che oggi sono i Pink Floyd Legend”.

In questi anni vi siete fatti conoscere grazie a una serie di spettacoli tematici sull’universo “floydiano” e soprattutto ad una cura quasi maniacale per i dettagli (dagli effetti laser, allo schermo circolare, alla perfezione degli arrangiamenti). Siete considerati gli eredi più credibili del gruppo britannico. Siete consapevoli di aver raggiunto il vostro obiettivo o pensate che si possa migliorare ancora?
Si può sempre migliorare! Gli spettacoli dei Pink Floyd sono talmente scenografici e variegati che non si finisce mai di tirar fuori qualche idea (e qualche investimento) per cercare di rendere lo show sempre più floydiano”.

In occasione del 70esimo anniversario dello sbarco di Anzio, avete avuto modo di incontrare Roger Waters. Cosa significa per chi suona la musica dei Pink Floyd, vivendo di pane e di Pink Floyd, incontrare colui che ha rappresentato la principale mente creativa di questa storica band?
Incontro storico. Per me che sono “Watersiano” fino al midollo è stato un incontro che ricorderò per tutta la vita. E soprattutto far coincidere l’incontro, il 70esimo anniversario dello sbarco, la cerimonia per l’assegnazione della cittadinanza onoraria ed infine eseguire integralmente per la prima volta nella storia mondiale l’album “The Final Cut” non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard!

Pink Floyd Legend (3)

Un altro personaggio che avete incontrato quel giorno è stata Durga McBroom, un elemento se non ufficiale, almeno ufficioso di questa band, negli anni che vanno dal novembre del 1987 (A momentary lapse of reason tour) fino all’ultima data del The division bell tour, a Londra, il 29 ottobre del 1994. Con lei è nato un bel sodalizio con lo spettacolo “Dark Side Of The Moon”. Cosa potete dire di quell’esperienza vissuta insieme a lei?
Durga prima di tutto è una cantante straordinaria che oltre ad impreziosire i nostri spettacoli dal punto di vista musicale, lo ha fatto anche dal punto di vista del palco; vederla muoversi ti fa capire quanta esperienza e forza comunicativa ha dentro di sé. Oltretutto gli aneddoti che ci ha raccontato del dietro le quinte degli spettacoli floydiani sono stati veramente divertenti”.

Una delle vostre peculiarità è l’esecuzione completa dal vivo di un intero album dei Pink Floyd durante un concerto. Da quello che risulta avete fatto fino ad ora spettacoli live con esecuzioni integrali di “Animals”, “The Dark Side Of The Moon”, “Atom Heart Mother”, “The Final Cut” , l’esecuzione integrale dello storico “Live At Pompeii”, mi sembri manchi all’appello “The Wall” o sbaglio?
“Bravo! The Wall è in progetto e stiamo provando a portarlo in scena il prossimo anno. Tutti gli spettacoli vivono di luce propria e sono sviluppati attraverso lo studio dei live dell’epoca e corredati da tutto quello che riesce a rendere lo show più floydiano possibile. Inoltre, abbiamo un forte legame con lo show “Live at Pompeii” che è stato il primo vero spettacolo che abbiamo proposto”.

Avete in progetto di fare spettacoli ispirati integralmente anche ad album dell’era Syd Barrett? Tipo, ne cito uno a caso: ”The Piper at the Gates of Dawn”?
“Non si sa mai.. Nella scaletta del 21 novembre inseriremo un brano di questo album, vediamo nel futuro se inseriremo anche l’album come show!”

C’è secondo voi un album dei Pink Floyd, poco valorizzato dal pubblico e dalla critica? Un album sottovalutato al quale pensate di rendere giustizia? Tipo “Obscured by Clouds”, meno celebrato di altri?
“Ogni album è vissuto nella sua epoca… credo che l’album meno valorizzato dal pubblico e che è un capolavoro sia “The Final Cut”, per i puristi un album poco floydiano e molto Watersiano”.

E invece una canzone dei Pink Floyd secondo voi che andrebbe suonata di più in un concerto, tra quelle meno note che meriterebbe più attenzione?
The Final Cut!

Ma come vi è venuta l’idea di fare mastodontici spettacoli con l’ausilio di orchestre, cori, effetti speciali… va bene che volevate sembrare il più possibile i veri Pink Floyd, ma nei primi tempi, qualcuno non vi ha preso un po’ per matti?

Ci è sempre piaciuto rischiare nella vita e nella musica ed una linea di follia ci vuole per portare su di un palco più di cento persone contemporaneamente. Io penso che questo tipo di show o li fai per bene o non li fai per niente”.

In conclusione, la classica domanda: impegni prossimi e futuri della vostra band, dopo lo spettacolo del 21 novembre all’Auditorium Conciliazione di Roma.
Possiamo annunciare ufficialmente che sbarcheremo per la prima volta all’estero a marzo del 2016 con uno spettacolo in Svizzera e poi torneremo a Napoli per ripetere il successo di pubblico dello scorso anno. Stay Tuned e Shine on!

Sull'autore

Daniele Crescenzi

Ideatore e creatore del progetto Roma Suona Bene.
Appassionato di Musica e Fotografia. Scrive su Roma Suona Bene e Zeta Emme - Zona Musica

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