Porretta Soul Festival 2015. Arrivederci al prossimo anno

Domenica 26 luglio si è chiusa la 28esima edizione del Porretta Soul Festival e ancora una volta il patron e direttore artistico Graziano Uliani ci ha offerto un nutrito gruppo di artisti che hanno tenuto alto il livello della manifestazione di r&b più longeva d’Italia e considerata oramai dagli stessi americani un must!

Si arriva così alla domenica ed in cuor mio so che è l’ultimo giorno del Porretta Soul Festival.
È il giorno in cui ci si ritrova tra gli “aficionados” storici magari iniziando dalla conferenza stampa che come sempre viene proposta al pubblico.

Possiamo interagire con gli artisti e sentire dalla loro voce, emozioni, piccoli racconti, aneddoti. A condurre la conferenza stampa un amico di vecchia data, Edoardo Fassio, Catfish per gli amici, storico consulente e programmatore per Rai, Radio Torino Popolare, e Radio Flash, dove da anni tiene un programma dedicato alla musica blues che è il più vetusto d’Europa.

Porretta Soul Festival 2015 - Conferenza stampa Hotel Helvetia

E così senti tra le varie cose, una notazione di Anthony Paule, il capo della All Star Band che dice che è vero che loro sono abituati alla grande massa di gente che li va ad ascoltare, ma a Porretta è diverso perché si suona tra gente che questa musica non solo la apprezza, ma la conosce bene, e questo per i musicisti è motivo di orgoglio ma anche di apprensione e di soddisfazione.

Si gira Porretta Terme, dove le note dei gruppi musicali italiani che si esibiscono nella piazzetta riempiono di ritmo e di allegria. Le strade della piccola città sono stracolme di gente, i negozi sono pieni ed espongono i loro prodotti per la strada e dappertutto trovi gente che parla di musica.

Porretta Soul Festival 2015

È uno spettacolo vedere i tavolini del bar Roma pieno zeppo di gente che consuma aperitivi mostrandosi reciprocamente gli ultimi acquisti in fatto di musica o semplicemente scambiandosi doni. A me capita di incontrare l’amico Walter, un tedesco che incontro da più di venti anni al festival e al quale ho portato un bel cd di Rufus Thomas del 1991 nel suo packaging originale: glielo do godendo della sua gioia nel ricevere un regalo che so essere molto gradito.

Io ricevo da lui un cd di Pop Staples e così anche quest’anno la tradizione è rispettata (la stessa cosa poi avverrà con Ray Ellis (Londra) e Norman Eickenscheidt tedesco di Kassel, che mi regala una graditissima tazza proveniente dallo shop del museo Stax di Memphis); da parte mia ho portato una trentina di cd che faranno man mano la gioia degli amici che incontrerò.

Faccio parte dello Zoccolo duro e sono il più longevo frequentatore del Festival, ho ricordi legati ai tanti aspetti che vanno da quelli relazionali, amichevoli, musicali e di crescita della manifestazione.
Ricordo quando il Rufus Thomas Park non aveva i bei gradoni come adesso, ma ci si sedeva sull’erba lunga, massacrandosi le natiche dopo qualche ora di sosta. Ma non credo che importasse poi più di tanto. Ogni volta che mi guardo intorno, cerco le cose che mi sono note o altre che rappresentino delle novità, ma il bello è accorgersi che tutto sommato lo spirito è lo stesso di quando ci si vide la prima volta.

Conservo nel cuore uno splendido ricordo, tra le tante edizioni alle quali ho assistito: si era al campo sportivo (il primo, non quello denominato Rufus Thomas camp). Si era qualche centinaio di persone in uno spiazzo poco illuminato e le zanzare arrivavano a nugoli, tanto che si doveva tenere il fazzoletto sulla faccia e le maniche ben tirate giù. Era la serata in cui avrei ascoltato Sam Moore duettare con Francesco di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso, e mentre aspettavamo questi big, sul palco si sentì una voce attaccare “I’ve Been Loving You Too Long“, uno dei brani più amati di Otis Redding. Una voce venata da un’inflessione soul particolare che mi fece stare immobile ad ascoltare incantato. Si trattava di Claudio Di Nicola, del quale poi divenni amico, un artista nostrano, di Atri (Teramo) che suscitò non solo il mio stupore ma dell’intera platea, un’esibizione che non ho mai dimenticato e che tengo nel cuore come quella di Ollie Nightingale, artista notevolissimo nel panorama del r&b.

Porretta Soul Festival 2015 - Ristorante La Pace

Arriva l’ora di pranzo e come sempre ci si ritrova tutti al Ristorante La Pace delle sorelle Corsini, alle quali lo sequestriamo letteralmente nei quattro giorni del Porretta Soul Festival. Ma la domenica è un giorno speciale: sono con noi appassionati, molti degli artisti che poi si esibiranno sul palco ed allora arriviamo a fare tavolate di sessanta persone e più, in cui si parla, si ride, si parla di musica nella fratellanza di un linguaggio universale nel quale ci si riconosce tutti.
Gli artisti sono i primi ad andarsene perché giustamente devono dedicarsi al riposo prima della serata conclusiva.

Alle 20:15 puntualissimo, inizia lo show che vede tornare gli artisti che si sono esibiti nei giorni precedenti, con continui cambi palco. Splendide, ed impeccabili le loro esibizioni con una All Star Band perfetta che ci trascina con il suo sound (complimenti ai ragazzi del service che non hanno sbagliato mai).

Cosa dire dell’intensa interpretazione di Frank Bey dell’immortale “Imagine” di John Lennon arrangiata in modo mirabile cantata con una voce intensa e piena…

L’emozione si impadronisce di tutti quando Wee Willie Walker sale sul palco ed improvvisamente, ascoltando il calore e vedendo il pubblico di Porretta si commuove così tanto da restare senza fiato per un paio di minuti, salvo poi trascinarci col suo sound scoppiettante.

Arriviamo a tarda serata e, come sempre, tocca al nostro Rick Hutton, perfetto presentatore di tutti e quattro i giorni, annunciare la fine della kermesse, salutandoci e dando appuntamento a tutti al prossimo anno…

See you Porretta, come al solito inizio a contare i giorni che mi separano dalla nuova edizione: la 29esima!!!

Galleria Fotografica a cura di Mariano Trissati

Sull'autore

Tonino Novelli

Fotografo e Collaboratore di Zeta Emme - Zona Musica

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