J.P. Bimeni, il principe cerca il soul

J.P. Bimeni assieme ai Black Belts ha pubblicato il suo primo album intitolato “Free Me”, sarà presente al Porretta Soul Festival il 19 luglio

Ecco una storia che proverà a commuovere il Vecchio continente e a sopire i suoi complessi di colpa. J.P. Bimeni, profugo di un paese affacciato sul teatro di uno dei peggiori genocidi della storia e rinato in Europa come performer nel segno della soul music, è il discendente di una famiglia reale burundese. Durante la guerra civile abbandona l’Africa e la sua terra sulle sponde del lago Tanganica, sopravvivendo a ben tre attentati e ottenendo infine lo stato di rifugiato nel Regno Unito, dove risiede tuttora. È la musica a offrirgli una tregua e a prospettare il suo futuro. “In Galles per la prima volta comprai dei CD, raccolte di Ray Charles, Otis Redding, Bob Marley e Marvin Gaye“, ricorda Bimeni, svelando gli artisti che gli indirizzeranno la vena di compositore e interprete. L’invito a unirsi alla tribute band ufficiale di Otis Redding, nel 2013, avvia la sua lunga gavetta sul circuito underground europeo.

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Free Me“, l’album d’esordio, illustra la coscienza di una vita tra sofferenza e redenzione. È un’intuizione dell’etichetta madrilena Tucxone Records, che gli associa i Black Belts, formazione spagnola navigata nel blues-con-ritmo senza compromessi. Fatte le dovute proporzioni, i brani più ispirati di Bimeni – “Honesty Is A Luxury“, “Pain Is The Name Of Your Game” o il funk moderato di “Same Man” – non temono il confronto con quelli dei maestri. Il vero trionfo della selezione, “I Miss You“, è la prova provata che l’ex principe fa sul serio: lento, desolato, terzinato, confezionato in taglia XXL, con tanto di breve parlato in apertura a mo’ di messaggio vocale senza esito. In fatto di intonazione, pronuncia, gioco delle scansioni ritmiche, J.P. Binemi è destinato a far breccia nei cuori di parecchi appassionati. Per non dire del velenoso senso di abbandono, quel dico-non-dico che il soul ha appreso da blues e gospel, sorgente di equivoci, speranze e illusioni.

Quando mi trovavo nel mio letto di morte, dopo che mi spararono, chiamarono un prete per darmi l’estrema unzione“, ricorda J.P., che a quel punto guardò il prete e gli disse: “Non sento che morirò. Sento che vivrò a lungo, conoscerò il mondo e proverò a me stesso che il mondo non è soltanto odio e omicidi“. La sua prossima, prestigiosa vetrina, sarà il 19 luglio, al Porretta Soul Festival.

L’album “Free Me” di J.P. Bimeni & The Black Belts è disponibile sin d’ora su Amazon (qui) e in streaming e digital download su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui) iTunes (qui) e Apple Music.

Sull'autore

Edoardo Fassio aka Catfish

Edoardo Fassio è un’autorità assoluta nel territorio del blues e del canto popolare afro-americano. Scrive di blues, folk e jazz per il quotidiano “La Stampa” e per “TorinoSette”; suoi articoli, recensioni e interviste appaiono sulle riviste italiane “Musica Jazz”, “Il Blues” e su un numero imprecisato di pubblicazioni europee.
Presso gli Editori Laterza ha pubblicato “Blues (Contromano)” acclamato come “indispensabile” (“World Music Magazine”), “autorevole e insolito” (“Amadeus”), “scintillante” (Buscadero), “la medicina giusta” (“Rumore”).
Nel 2017 per Vololibero sono usciti “Soul City: Porretta Terme, il festival e la musica” storia di trent’anni del Porretta Soul Festival, vincitore del premio Keeping The Blues Alive 2017, e “Solomon Burke. Ho visto un re”.
Con il classico pseudonimo di Catfish è autore, conduttore e animatore di trasmissioni in via continuativa dal 1984, la più duratura programmazione radio di blues in Europa. Il suo Catfish Blues va tuttora in onda ogni giovedì dalle 21 su Radio Flash.

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