Nel silenzio generale, mentre Paramount Global ha progressivamente dismesso e cancellato gli archivi digitali dell’emittente che ha costruito l’immaginario musicale globale, Internet ha reagito a modo suo. Senza proclami, senza loghi ufficiali, senza nostalgie preconfezionate. MTV Rewind è nato così: come un gesto di resistenza culturale
C’è stato un momento in cui la musica non si sceglieva. Si incontrava. Accendevi la televisione e lasciavi che il flusso decidesse per te: un videoclip poteva cambiarti l’umore, l’estetica, a volte persino la vita. Non esistevano suggerimenti personalizzati, né classifiche pensate per trattenerti più a lungo. Esisteva solo MTV, e un’idea di scoperta che oggi sembra quasi rivoluzionaria.
Quando un archivio culturale viene spento
La notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio ha segnato un passaggio simbolico ma definitivo: i canali “all music” di MTV sono stati dismessi in Italia, Francia, Regno Unito e in altri paesi europei. Non solo una scelta editoriale, ma la chiusura di un’epoca.
MTV non era semplicemente un canale televisivo. Era un archivio vivente, un luogo di formazione estetica, un laboratorio di linguaggi che ha attraversato decenni, generi, sottoculture. Spegnerlo senza preoccuparsi della conservazione significa accettare l’idea che la memoria pop sia sacrificabile, sostituibile, irrilevante.
Ed è proprio da questa assenza che nasce MTV Rewind.
MTV Rewind: il web come macchina del tempo artigianale
Visitare il sito MTV Rewind (qui) è un’esperienza che va contro ogni logica contemporanea. L’interfaccia è scura, i font sono pixelati, l’atmosfera richiama più un terminale anni Novanta che una piattaforma di streaming. Non c’è alcun tentativo di sedurre l’utente. Nessuna onboarding experience. Nessuna promessa di intrattenimento infinito.
Nel momento in cui scriviamo, MTV Rewind ospita quasi 40.000 videoclip, distribuiti su sei decenni: dagli esperimenti visivi degli anni Settanta fino ai video pubblicati nel 2025. Il progetto è stato realizzato da un singolo developer, Flex (su X: @flexasaurusrex), ed è dichiaratamente indipendente, non affiliato né approvato da MTV, Viacom o Paramount Global.
Non è una piattaforma. È un archivio vivo.
Un manifesto contro l’algoritmo
MTV Rewind chiarisce subito la propria posizione con un manifesto tanto semplice quanto radicale:
– niente pubblicità;
– niente algoritmo;
– niente login;
– solo scoperta casuale.
In un’epoca in cui la scoperta musicale è guidata da modelli predittivi e profilazione costante, MTV Rewind ti riporta a una condizione ormai dimenticata: guardare ciò che passa. Senza controllo, senza scorciatoie, senza ottimizzazione.
C’è persino una funzione segreta nascosta nel logo, omaggio all’epoca dei cheat code e del Konami Code, quando il web era ancora un luogo da esplorare e non solo da consumare.
Il primo gesto conta ancora
Non è un caso che il primo video a partire automaticamente sia “Video Killed the Radio Star” dei Buggles. È lo stesso brano che inaugurò MTV nel 1981, e qui torna come atto fondativo, quasi rituale.
Da quel momento in poi, la rotazione diventa imprevedibile: un classico degli anni Ottanta può essere seguito da un videoclip hip hop dei Novanta o da una produzione recentissima.
Nessuna gerarchia, nessun valore imposto dalle metriche. Solo flusso. Esattamente come una volta.
I palinsesti che hanno creato sottoculture
Il vero valore di MTV Rewind sta nella cura editoriale. Il progetto attinge ai database di IMVDb e al lavoro di archiviazione di NPR e 120minutes.org, ricostruendo palinsesti che hanno formato generazioni intere, non solo dal punto di vista musicale ma anche culturale e politico.
Ci sono sezioni dedicate a programmi storici come:
– 120 Minutes, con oltre 6.000 videoclip tra alternative rock, post-punk e shoegaze;
– Headbangers Ball, più di 1.600 clip tra heavy metal e thrash;
– Yo! MTV Raps, l’hip hop prima della playlist economy;
– MTV Unplugged, quando l’intimità non era una messa in scena;
– Club MTV, la cultura dance prima dell’ossessione per il drop.
A questi si aggiunge anche il Live Aid del 1985 a Wembley, uno dei momenti più iconici della storia della musica dal vivo e della televisione globale: un evento che MTV contribuì a trasformare in esperienza collettiva planetaria, dimostrando come il videoclip e la diretta potessero diventare strumenti di coscienza culturale oltre che di intrattenimento.
Accanto a queste sezioni, le divisioni per decennio raccontano un’evidenza spesso ignorata: il videoclip non è morto. Ha semplicemente perso il suo ecosistema naturale.
Un server gratuito per una memoria collettiva
MTV Rewind vive su un server gratuito di Vercel. È una realtà fragile, esposta a limiti tecnici, sostenuta più dalla passione che dall’infrastruttura. Funziona anche grazie alle donazioni e a una comunità silenziosa ma presente, che contribuisce a mantenerlo online giorno dopo giorno.
Non dovrebbe essere compito di un singolo developer farsi carico della conservazione dell’eredità di un’emittente che ha segnato la storia della musica e dell’immaginario visivo. Eppure, oggi, una parte fondamentale di quella memoria sopravvive proprio grazie a progetti indipendenti come questo.
Le aziende custodiscono i cataloghi.
Le persone custodiscono i ricordi.
Perché MTV Rewind è necessario oggi
MTV Rewind non è nostalgia. È una risposta.
Risponde all’oblio programmato, alla cancellazione silenziosa degli archivi, all’idea che tutto ciò che non produce engagement immediato possa scomparire.
Rimette al centro l’attesa, la casualità, la possibilità di perdersi. In un mondo progettato per guidarti sempre nella stessa direzione, MTV Rewind ti lascia libero di non sapere cosa verrà dopo.
E forse è proprio questo, oggi, il gesto più radicale che la musica possa ancora permettersi.
Non scegliere. Guarda.
Qui sotto trovi MTV Rewind in rotazione continua: videoclip che scorrono senza algoritmo, senza interruzioni, senza istruzioni. Lascia che sia il flusso a decidere per te.



