Porretta Soul Festival, trentadue anni e non sentirli

A conclusione della trentaduesima edizione del Porretta Soul Festival tiriamo le somme sulla kermesse che, anche quest’anno, ha fatto vibrare le corde del cuore a tutti gli amanti della musica soul

Un record di presenze che si è potuto toccare con mano, allorché abbiamo tentato di camminare lungo le strade della cittadina dell’Appennino bolognese.
Ci avvaliamo questa volta della collaborazione di un grandissimo conoscitore della musica quale Luciano Federighi, che ci ha consegnato questa piccola perla, che con piacere pubblichiamo.

Luciano Federighi“Alcuni momenti particolarmente vibranti del festival soul di Porretta Terme, che ha superato i trent’anni di vita: non ci sono più, ahimè, per motivi in gran parte generazionali, i formidabili maestri che lo hanno frequentato (Rufus Thomas, naturalmente, che ha dato il nome al parco dove si tengono le serate, e poi Wilson Pickett, Isaac Hayes, Ollie Nightingale, James Carr, Percy Sledge, LaVern Baker, e tanti altri – certo, magari Irma Thomas e Mavis Staples potrebbero tornare) ma le voci e la musica ancora, pur tra inevitabili alti e bassi, ispirano. Ecco alcune “highlights”: la prima foto illustra Leon Beal, bostoniano con radici nella Florida rurale, che dà una potente versione di “None of Us Are Free“, legato a registrazioni di Ray Charles e di Solomon Burke (ci sono echi di Solomon nel suadente e veemente bostoniano);

Leon Beal e Curtis Salgado - Porretta Soul Festival 2019

la seconda, scattata durante le prove, mostra lo stesso Leon in un incandescente duetto con Curtis Salgado su “Ain’t That Good News” di Sam Cooke (bello, tra parentesi, il nuovo murale dedicato a Cooke nel vicolo dove si trova il piccolo museo del soul); la terza e la quarta foto presentano il versatile Salgado, creatura di Portland, Oregon, armonicista e veemente shouter soul-blues che canta un suo gustoso e arguto pezzo originale, “Walk a Mile in My Blues” (con allusioni al classico di Joe South che ha “shoes” in luogo di “blues”) e il meraviglioso “I Was Born All Over” del suo idolo, O.V. Wright; la quinta ritrae la giovane diva soul-blues di Houston, Texas, Annika Chambers, che evoca gli Staples (e ovviamente la sua ombrosa maestra, Mavis) in “City in the Sky“; e l’ultima vede l’incontro tra il veterano di Memphis e sempre emozionante Wee Willie Walker (mirabile il suo “After a While” nella ricca cornice della band di Anthony Paule) e la sua concittadina Wendy Moten in “True Love“, una ballad dagli echi country e soul (non il sempreverde di Cole Porter, ovviamente). La Moten non mi ha entusiasmato nei suoi perlopiù stridenti (salvo “Ain’t No Way“) omaggi a Aretha Franklin (è sempre un’idea azzardata omaggiare Aretha tenendosi troppo vicini al modello: tante volte, nel soul, è sottilissimo il filo che separa splendore e mediocrità), ma in questo pezzo, da lei già inciso con l’eccellente countryman Vince Gill, l’equilibrio di registri è parso singolarmente felice”.

Dopo aver archiviato l’edizione numero trentadue, il format del Porretta Soul Festival di Graziano Uliani si trasferirà a Gran Canaria, sulla spiaggia di Maspalomas, dal 26 al 28 luglio.

Chiudiamo con una serie di immagini scattate durante le quattro serate del festival (tutte le foto sono disponibili sulla nostra pagina Facebook).

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Sull'autore

Tonino Novelli

Fotografo e Collaboratore di Zeta Emme - Zona Musica
Appassionato di musica da sempre ed esperto del genere R&B, ha avuto la fortuna di conoscere personalmente la maggior parte delle leggende viventi di questa musica. Componente di giurie di numerosi contest musicali, attualmente ha una sua band con la sua stessa passione dove è voce solista e chitarrista.

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