Con “Play”, uscito il 12 settembre 2025 per Gingerbread Man e Atlantic Records, Ed Sheeran inaugura una nuova fase artistica dopo aver chiuso il lungo capitolo della sua “serie matematica”. Il cantautore britannico racconta di aver voluto reagire al periodo più difficile della sua vita, tra la malattia della moglie e la perdita di un amico fraterno, con un disco che fosse l’opposto della tristezza: un album luminoso, colorato, “in technicolor”, capace di trasformare il dolore in musica gioiosa
La scrittura di “Play” riflette proprio questo percorso emotivo. Nei testi emergono le fragilità personali di Ed Sheeran, ma anche la voglia di riscatto e di leggerezza. Musicalmente l’album abbraccia il pop e le ballad acustiche che lo hanno reso famoso, ma allo stesso tempo esplora territori nuovi. Registrato in parte anche in India, porta con sé influenze orientali e mediorientali: strumenti tradizionali, percussioni, linee vocali che richiamano atmosfere persiane, senza dimenticare le radici folk irlandesi che riaffiorano in diversi momenti. L’insieme crea un mosaico sonoro che non si limita a ripetere formule già sperimentate, ma che amplia lo spettro delle possibilità espressive dell’artista.
Tra i brani che colpiscono di più c’è l’apertura, “Opening”, che comincia in punta di chitarra per poi allargarsi in arrangiamenti più ricchi, come se volesse segnare un passaggio simbolico tra il passato e il presente. “A Little More” sorprende invece con una carica di rabbia e frustrazione inedita, quasi rap, mentre “Sapphire”, realizzata con Arijit Singh, rappresenta il cuore esotico e vibrante dell’album, con forti richiami alla musica indiana. “Old Phone” scava nella nostalgia con una delicatezza che lascia il segno, mentre “Slowly” è una ballata intensa che restituisce il lato più intimo e vulnerabile di Sheeran.
Il punto di forza dell’album sta nella sincerità con cui Ed si mette a nudo e nella varietà delle sonorità, che riescono a mantenere vivo l’ascolto dal primo all’ultimo brano. Non è un album rivoluzionario, e in alcune tracce le influenze globali sembrano più decorative che davvero integrate nella struttura, ma l’equilibrio tra sperimentazione e accessibilità pop funziona e restituisce un disco coerente e coinvolgente. Alcune ballad rischiano forse di assomigliarsi troppo, e i testi a tratti si muovono su territori familiari, ma la forza emotiva compensa questi limiti.
“Play” è dunque il lavoro di un artista che non rinnega ciò che lo ha reso celebre, ma che prova ad arricchirlo di nuove sfumature. È un album personale, sincero, attraversato da dolore e speranza, che conferma Ed Sheeran come uno dei pochi musicisti capaci di parlare a un pubblico globale senza perdere autenticità. Non cambierà la storia del pop, ma rimane un disco intenso e necessario, un passo nuovo in un percorso artistico che continua a rinnovarsi.
“Play” è il primo di una nuova serie (simboli multimediali) che comprenderà altri album intitolati Pause, Rewind, Fast Forward, Stop, ed è disponibile su CD, Vinile, Musicassetta e in versione Deluxe su Amazon dal 12 settembre (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui) e Apple Music (qui).



