C’è chi torna con un album e chi torna con una dichiarazione d’intenti. Bruno Mars, il 27 febbraio 2026, ha fatto entrambe le cose. Quasi un decennio dopo “24K Magic” – lavoro che nel 2016 aveva ridefinito il funk contemporaneo conquistando sette Grammy in una notte sola – si è ripresentato al mondo con “The Romantic”, il suo quarto album in studio. Senza ospiti, senza mediazioni, senza concessioni all’algoritmo. Solo lui, la sua band, e quella visione musicale che continua a non avere eguali nel panorama musicale del nostro tempo
Il titolo non lascia spazio a equivoci, eppure riesce a sorprendere lo stesso. Il singolo apripista “I Just Might” – un gioioso funk-soul che rimanda alla leggerezza danzante di certa musica americana anni Settanta – aveva fatto pensare a una direzione più energica e contemporanea. Ma è una specie di esca, studiata a tavolino per disorientare. L’album vero è altro: è ballate sontuose, fiati tex-mex, conga, arrangiamenti di archi e ottoni che sembrano riemerse da un 45 giri dimenticato. Non appena si lascia andare il primo brano e si entra davvero nel cuore dell’album, “The Romantic” rivela la sua natura: un atto d’amore dichiarato verso la grande musica nera del passato, eseguito con una cura artigianale che oggi è merce rarissima.
Prodotto interamente da Bruno Mars insieme a D’Mile — suo complice già nell’avventura Silk Sonic del 2021 con Anderson .Paak — il disco ospita influenze che vanno da Curtis Mayfield agli O’Jays, dalla Motown al soul psichedelico, fino ai guizzi latini che rivelano le radici portoricane di Peter Hernandez, il vero nome dietro la stella. Nove tracce per trentatré minuti totali. Nessun grammo di troppo, nessun riempitivo, nessuna stratificazione elettronica invasiva. È musica suonata nel senso più pieno del termine: si sente il fiato negli ottoni, la pelle delle percussioni sotto il colpo umano, gli archi che oscillano come fanno soltanto le cose vive. Fare oggi un disco così è un gesto quasi controcorrente, un atto di fiducia radicale nelle mani prima ancora che nei software.
È però un album che porta con sé, sullo sfondo, anche il peso di un periodo personalmente complesso. Le voci di una separazione sentimentale e di alcune difficoltà private non sono estranee alla narrazione che questo disco costruisce: un uomo che riflette sull’amore, che ammette le proprie mancanze, che cerca conferme e a volte non le trova. Lo si percepisce nelle ballad più intime, dove la voce di Bruno Mars si fa meno istrionica e più raccolta, dove le parole smettono di cercare l’effetto e si avvicinano — forse per la prima volta in modo così netto — a qualcosa che assomiglia a una confessione. Non lo sapremo mai con certezza, e forse non è nemmeno necessario saperlo. Ma c’è una qualità emotiva in certe tracce di questo album che le rende più vere di molte cose che si sentono in giro.
Il disco si muove lungo una traiettoria emotiva precisa: si apre con il romanticismo più teatrale e dichiarato — mariachi inclusi — e si chiude in sospensione, con un ultimo ballo che non risolve nulla ma lascia aperta una porta. In mezzo, una progressione che alterna il groove più solare alla malinconia più morbida, il ritmo alla riflessione, la conquista al dubbio. È un arco narrativo costruito con la consapevolezza di chi sa esattamente dove vuole arrivare. E la voce, come sempre, è lo strumento che tiene tutto insieme: Bruno Mars canta con misura e controllo assoluto, alternando il timbro rauco al falsetto con quella naturalezza che solo i grandi possiedono davvero.
Il brano più iconico dell’album è forse “Risk It All” che, con il suo arrangiamento mariachi, le chitarre acustiche e con la sua voce che si abbandona con disarmo totale alla promessa d’amore. Bruno Mars l’ha anche co-diretto con Daniel Ramos, costruendo un video che in pochi giorni sta letteralmente frantumando tutti i record di visualizzazioni su Youtube.
Non mancano le riserve, certo. C’è chi avrebbe voluto più rischio, più urgenza, più rottura con la propria formula. È una critica legittima, e non del tutto infondata, ma probabilmente fraintende il messaggio del disco. “The Romantic” non è un album che cerca di reinventarsi: è un album che sceglie deliberatamente la propria direzione e la percorre fino in fondo, senza deviazioni e senza scuse. In un’epoca in cui la musica spesso si nasconde dietro l’ironia o si rifugia nell’auto-referenzialità, questo disco ha il coraggio di prendersi sul serio. Di dire “ti amo” senza virgolette. E questo, oggi, non è affatto scontato.
Poi c’è il tour. The Romantic Tour è partito il 10 aprile 2026 da Las Vegas — prima tournée di Mars in solitaria dai tempi del Bruno Mars Live del 2022-2024 — e si è immediatamente trasformato in un fenomeno planetario. Le date europee toccheranno Parigi, Berlino, Amsterdam, Madrid e Londra, dove Mars occuperà il palco di Wembley per sei serate consecutive. Sul palco come opening act, una compagnia di lusso: DJ Pee .Wee, che altri non è che Anderson .Paak sotto pseudonimo, insieme a Leon Thomas, Victoria Monét e RAYE.
Per il pubblico italiano l’appuntamento è doppio: Bruno Mars porterà The Romantic Tour allo Stadio San Siro di Milano il 14 e il 15 luglio 2026, due date che si preannunciano già come momenti difficili da dimenticare. Perché qualunque cosa si pensi dell’album — e le opinioni, come sempre, sono destinate a dividersi — dal vivo Bruno Mars è un’altra storia. È uno showman senza eguali, uno di quegli artisti capaci di trasformare uno stadio in una sala da ballo e un concerto in un rito collettivo. E “The Romantic”, con la sua anima fatta di fiati, groove e romanticismo a occhi aperti, sembra scritto esattamente per quel tipo di evento.
Alcune storie d’amore, come certe melodie, continuano a risuonare anche quando pensi di averle già sentite tutte. Bruno Mars lo sa. E con questo album lo dimostra ancora una volta.
L’album “The Romantic” di Bruno Mars è disponibile su CD, vinile e audio cassetta su Amazon (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui), Spotify (qui) e Apple Music (qui).



