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Home » Blog » Perché tutti parlano degli Angine de Poitrine?
Angine de Poitrine
MUSICA STRANIERA

Perché tutti parlano degli Angine de Poitrine?

Daniele CrescenziDi Daniele Crescenzi21 Aprile 2026Nessun commento

La rete ci ha ormai abituato alla nascita di fenomeni musicali, ma gli Angine de Poitrine, in un’epoca di musica standardizzata, indistinguibile e minimale, per non dire dozzinale nella maggior parte dei casi, si presentano come un’eccezione, anzi un’unicità, puntando su tre fattori che al giorno d’oggi potrebbero risultare superati, ostici e incomprensibili alla massa: math rock, tecnicismo e mistero

L’alone di mistero che riguarda la vera identità di un artista o dei componenti di un gruppo musicale ha sempre esercitato un certo fascino sulla musica e sull’arte in generale. Ne sa qualcosa il produttore Michael Cretu, che per lungo tempo ha giocato sull’enigma legato al suo progetto “Enigma” nei primissimi anni Novanta; ma non solo lui. Nel metal abbiamo l’esempio degli Slipknot e dei Ghost, che per molto tempo sono riusciti a nascondere la propria vera identità e in alcuni casi, come quello del cosiddetto Tortilla Man degli Slipknot, riescono ancora a farlo. In Italia, in passato, c’è stato il caso di Anonimo Italiano, costretto solo in un secondo momento a rivelarsi a causa della sua straordinaria somiglianza vocale con Claudio Baglioni, il che rischiava di generare una disputa con il cantautore romano; più di recente, i casi di Liberato e Myss Keta nel panorama rap.

Tuttavia l’anonimato e il mistero funzionano soltanto se attorno a essi c’è qualcosa di solido e di valido: da soli non bastano ad accattivarsi le simpatie e l’interesse del grande pubblico. Nel caso del misterioso duo franco-canadese degli Angine de Poitrine, c’è molto, molto di più della semplice curiosità che ruota attorno a questi misteriosi alieni del Québec. Di loro si sa poco, o meglio, si sa poco se non si approfondisce. Le loro identità reali sono abbastanza note, ma chi vuole restare affascinato dal mistero eviti di leggere la parte finale dell’articolo. Per adesso limitiamoci a dire che si fanno chiamare rispettivamente Khn (chitarra e basso microtonali, synth e occasionalmente voce) e Klek (batteria e percussioni).

Il loro stile, definito da loro stessi come un’orchestra “Mantra-Rock Dada Pitago-Cubista”, si fonda molto sull’impatto visivo dei personaggi e sull’uso di strumenti accordati in modo non convenzionale. Ciò che rende unica la loro musica è proprio l’impiego di strumenti non convenzionali e autocostruiti: spesso utilizzano oggetti metallici, percussioni di fortuna e aggeggi elettronici modificati, creando un tappeto sonoro capace di passare da sussurri inquietanti a esplosioni industriali nel giro di pochi secondi. Le loro composizioni strumentali, tipiche del math rock, modificano più volte il ritmo in una manciata di secondi, con virtuosismi sonori che non si ascoltavano da tempo. La struttura ritmica è complessa e insolita; le sonorità sono completamente fuori da ogni schema del rock tradizionale, caratterizzate da accordi dissonanti e da una marcata sperimentazione tecnica. Lo stile del batterista Klek ricorda molto quello di Mike Portnoy dei Dream Theater; quello di Khn nelle parti di basso somiglia a tratti, vagamente, a quello di Flea dei Red Hot Chili Peppers. Tuttavia è difficile trovare nella musica degli Angine de Poitrine qualcosa di già sentito, ed è proprio questo che sta ipnotizzando la rete e facendo crescere a dismisura il culto attorno a loro.

Ogni loro video  raggiunge milioni di visualizzazioni nel giro di poche ore; il trend delle ricerche in rete su di loro è letteralmente esploso nelle ultime settimane; alcune trasmissioni musicali della BBC e della televisione canadese si sono affrettate ad averli come ospiti.
È già pronto a partire il loro primo tour europeo: quindici date, tra le quali una in Italia a Rovereto a maggio, per poi ritornare con altre ventuno date tra agosto e settembre nel Vecchio Continente.
Non male per un duo di (ex) perfetti sconosciuti con un nome in francese, la cui traduzione corrisponde alla condizione clinica denominata “angina pectoris”, che propone un genere sperimentale indossando maschere di cartapesta a pois piuttosto inquietanti: Khn sfoggia un costume chiaro a pois neri con una piramide rovesciata in testa e un naso lunghissimo; Klek, l’esatto opposto, nero con pois bianchi, porta un lungo cilindro a coprire il volto, anch’esso dotato di un naso prominente. Non dicono nulla se non il nome della loro band, con la voce camuffata da effetti sonori, lasciando spazio soltanto alla loro musica e alle speculazioni che li vogliono come due extraterrestri capitati per caso sul nostro pianeta.

Ma chi c’è davvero dietro questo progetto? Se amate il mistero e non volete saperlo, non leggete oltre. Se siete curiosi, proseguite.

La loro città d’origine è Saguenay, nei pressi di Québec City. I due si conoscono da tempo e, dopo aver militato in progetti musicali differenti, nel 2019 decidono di unire le proprie esperienze e fondare un gruppo rock sperimentale. L’idea di mascherarsi nasce da una circostanza curiosa: dopo circa due settimane di esibizioni quotidiane nello stesso locale, una sera vengono informati che avrebbero dovuto esibirsi due volte nella stessa serata ma in orari differenti; decidono allora per scherzo di presentarsi nella seconda uscita come un’altra band. Qualche giorno prima inventano e realizzano i costumi per quell’esibizione. La performance non passa inosservata: Sébastien Collin Lavoie, potente agente musicale canadese con legami sia con la Universal che con la Warner, li vuole subito sotto la propria ala.
Insieme costruiscono lo storytelling e nascono i personaggi di Khn de Poitrine, dietro al quale si nasconde il polistrumentista Marc Antoine Mackin-Guay, e di Klek de Poitrine, pseudonimo del batterista e percussionista Charles Thibeault. I due potevano passare inosservati oppure catturare l’attenzione di milioni di persone, ma sappiamo tutti com’è andata: l’esplosione sul web li ha portati sui palchi di numerosi festival e oggi sono più o meno sulla bocca di tutti.

Un successo tanto rapido quanto apparentemente inspiegabile, se non fosse per il fatto che la gente ha ancora voglia di buona musica e di scoprire qualcosa di nuovo, di genuinamente diverso dal mainstream; basta saper trovare gli ingredienti giusti e saperli mettere in opera nel modo giusto.
Gli Angine de Poitrine potrebbero rivelarsi una meteora, ma per ora sono arrivati dove nessuno pensava più di poter arrivare proponendo musica alternativa in maniera del tutto anticonformista. Possiamo dire che sono gli anti-eroi di cui avevamo disperatamente bisogno.

Angine de Poitrine math rock Musica alternativa musica sperimentale Québec
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Daniele Crescenzi
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Ideatore e creatore del progetto Roma Suona Bene. Giornalista pubblicista iscritto dal 2005. Appassionato di Musica e Fotografia. Scrive su Roma Suona Bene, Zeta Emme - Zona Musica e Agenzia Eventi

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