C’era una volta in America, nel secondo dopoguerra, in cui sui piatti dei giradischi della borghesia intellettuale girava musica di impronta popolare. Prevalentemente, anche se non esclusivamente, di matrice autoctona, anglo- e afro-americana

Erano gli anni della Folkways Records, fondata nel 1948 a New York da Moe Asch per documentare “la musica del popolo”. Tra i responsabili della grande ondata del folk revival negli Stati Uniti, la storica etichetta pubblicò pionieri come Woody Guthrie, Pete Seeger e Lead Belly, che presto avrebbero passato il testimone a Peter Paul and Mary, Joan Baez, Odetta e Bob Dylan. Un’autentica istituzione, e non solo in senso metaforico. Dopo la morte di Asch, nel 1987 la Folkways fu acquisita dallo Smithsonian Institution Center for Folklife and Cultural Heritage di Washington diventando, come Smithsonian Folkways, il più grande archivio al mondo del genere folk.

A quell’epoca, a quel genere e a quel nome è dedicato “Folkways” della cantante romana Costanza Alegiani, una dichiarazione di appartenenza a un neotradizionalismo talmente consolidato da continuare a sedurre nuove generazioni, magari rinascendo sotto altre forme e assumendo nuovi nomi, da Americana a World Music.

Alegiani, interprete e compositrice ferrata in numerose discipline tra jazz, folk, poesia, letteratura e teatro, si accosta con amorevole infedeltà al canzoniere prescelto, rendendogli così il più creativo e sincero degli omaggi. Offre versioni sorprendenti di brani dell’altro ieri: la dylaniana “It Ain’t Me Baby” è minimalista come al suo autore non riuscirebbe più e la gloriosa, provocatoria “When I Was A Young Girl”, cara a Barbara Dane, Nina Simone e Julie Driscoll ma registrata per la prima volta da Texas Gladden per Alan Lomax nel 1941, diventa un grido di autoaffermazione. Aiutata in questo da distorsioni lisergiche da dancefloor e da un efficace video della regista Loredana Antonelli.

L’accompagnamento strumentale si limita a pochi, fidati espressionisti: Marcello Allulli al sax tenore, Riccardo Gola al contrabbasso e basso elettrico; su alcune tracce ci sono anche la batteria di Fabrizio Sferra e la chitarra di Francesco Diodati. Citazioni di Guthrie e di Emily Dickinson, fremiti di avant-jazz e blues di Edgar Lee Masters si affiancano a preziose intuizioni personali in un album colto ma accessibile, elegante ma comodo anche per la vita di tutti i giorni.

L’album “Folkways” di Costanza Alegiani, è disponibile su Amazon (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui) e Apple Music (qui).

Sull'autore

Edoardo Fassio è un’autorità assoluta nel territorio del blues e del canto popolare afroamericano. Scrive di blues, folk e jazz per il quotidiano “La Stampa” e per “TorinoSette”; suoi articoli, recensioni e interviste appaiono sulle riviste italiane “Musica Jazz”, “Il Blues” e su un numero imprecisato di pubblicazioni europee.
Con il classico pseudonimo di Catfish è autore, conduttore e animatore di trasmissioni in via continuativa dal 1984, la più duratura programmazione radio di blues in Europa.
Presso gli Editori Laterza ha pubblicato “Blues”, acclamato come “indispensabile” (“World Music Magazine”), “autorevole e insolito” (“Amadeus”), “scintillante” (“Buscadero”), “la medicina giusta” (“Rumore”).
Nel 2017 per Vololibero sono usciti “Soul City: Porretta Terme, il festival e la musica” storia di trent’anni del Porretta Soul Festival, vincitore del premio Keeping The Blues Alive 2017, e “Solomon Burke. Ho visto un re”.
Il suo ultimo libro, “È tutto finito adesso, Baby Blue”, dato alle stampe nel 2020 da 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni, è una Soul Fiction.

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