Per anni il continente australiano ha dato buona prova della sua ricettività nei confronti dei suoni “di casa” al pubblico del Porretta Soul Festival grazie alle Sweethearts, la frizzante big band scolastica di Geelong, nello stato di Victoria, dalle cui file è pure nata una piccola stella, la fascinosa Georgia Van Etten. Il genere artistico ha attecchito non però soltanto sulla base di una nostalgia esterofila; come nel roots rock e nel blues, esiste una scena soul autoctona di grande interesse

Cresciuta a Sydney, l’agguerrita Emma Donovan è figlia di genitori appartenenti a due ceppi aborigeni diversi. La cantautrice dalla voce scura, un grido imponente e drammatico, capace di implorare e di sedurre, che vanta esperienza nelle trincee della musica tradizionale, rappresenta in prima persona il faticoso melting pot della nazione; dal 2014 si accompagna con i Putbacks, un quintetto di Melbourne che ha assimilato le lezioni di MGs e Meters.

Crossover” è il loro secondo album, fiera dichiarazione di appartenenza sia al soul afroamericano che alla canzone di protesta dell’Australia nativa, già condivisa quando Donovan, insieme al batterista Rory McDougall e al bassista Mick Meagher, militava nel collettivo di musica indigena Black Arm Band. A questo si aggiunga l’influenza della “Blackfella Music”, un pop neo-tribale tra intrattenimento e rivendicazioni identitarie e sociali, e il quadro appare definito.

Emma può accostarsi a una delle più sfruttate suppliche soul in “Don’t Give Up On Me”, accentuarne le particolarità e scaraventarla agli antipodi dai luoghi comuni, e non solo in senso geografico. O trasformare in prova di resistenza l’ossessivo groove di “Pink Skirt”, in memoria della nonna, matriarca della famiglia e fondatrice dell’ensemble The Donovans che riuniva figli e nipoti attorno a musica country e canti di chiesa. Da linee familiari derivano anche i brani cantati non in inglese. Il passo quasi reggae di “Yarian Mitji” di Ruby Hunter, icona del canto di battaglia aborigeno, è affrontato nella lingua Ngarrindjeri, parlata della madre. La suprema “Warrell Creek Song” è invece resa come in trance nella lingua paterna, il Gumbaynggirr del Nuovo Galles del Sud. Vecchie ferite e giovani passioni animano infine brani più direttamente legati al movimento Black Lives Matter in chiave australiana, come “Mob March” e “Leftovers”, che ci parla di funk, rivolte razziali e lotta di classe.

L’album “Crossover” di Emma Donovan & The Putbacks, è disponibile su Amazon (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui) e Apple Music (qui).

Sull'autore

Edoardo Fassio aka Catfish

Edoardo Fassio è un’autorità assoluta nel territorio del blues e del canto popolare afroamericano. Scrive di blues, folk e jazz per il quotidiano “La Stampa” e per “TorinoSette”; suoi articoli, recensioni e interviste appaiono sulle riviste italiane “Musica Jazz”, “Il Blues” e su un numero imprecisato di pubblicazioni europee.
Con il classico pseudonimo di Catfish è autore, conduttore e animatore di trasmissioni in via continuativa dal 1984, la più duratura programmazione radio di blues in Europa.
Presso gli Editori Laterza ha pubblicato “Blues”, acclamato come “indispensabile” (“World Music Magazine”), “autorevole e insolito” (“Amadeus”), “scintillante” (“Buscadero”), “la medicina giusta” (“Rumore”).
Nel 2017 per Vololibero sono usciti “Soul City: Porretta Terme, il festival e la musica” storia di trent’anni del Porretta Soul Festival, vincitore del premio Keeping The Blues Alive 2017, e “Solomon Burke. Ho visto un re”.
Il suo ultimo libro, “È tutto finito adesso, Baby Blue”, dato alle stampe nel 2020 da 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni, è una Soul Fiction.

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