Dopo essersi fatti conoscere al Festival di Sanremo con il brano “Fiamme negli Occhi”, Fausto Lama e Francesca Mesiano, in arte i Coma Cose provano ad imporsi sulla scena indie con “Nostralgia”, un album presentato dal duo come un viaggio, fatto di suoni sperimentali e futuristici, un’esplorazione verso temi ed ambientazioni nuove di solito assenti dalla musica leggera italiana. Quali saranno le prospettive?

In principio erano gli Afterhours, seguiti poi dai Marlene Kuntz, poi un lungo periodo nel quale le etichette indipendenti non sono riuscite più ad imporsi con nuove interessanti scoperte sul mercato discografico, fatte salve rare eccezioni (Delta V, Baustelle, Statuto, Tre Allegri Ragazzi Morti). Si è dovuto attendere qualche anno fino alla riscoperta del progressive, dell’alternative rock, dell’indie pop e di tutti quei generi un po’ troppo trascurati dalle major discografiche, ritenuti non accattivanti e non interessanti per il grande pubblico.
Va da sé i molti gruppi e cantanti che hanno fatto la gavetta nei locali, nei pub ed hanno raggiunto la notorietà senza passare da un talent show televisivo improvvisamente sono stati protagonisti di una vera e propria ondata che ha investito la musica italiana con artisti tipo Brunori Sas, Gazzelle, Calcutta, Colapesce, Dimartino, The Zen Circus, Lo Stato Sociale, Coez, Carl Brave, Levante, Marta Sui Tubi, Cosmo e tanti nomi diventati di dominio pubblico, entrati in grande stile nelle radio e nei programmi musicali, capaci di riempire stadi e palasport, quando si poteva, e fare milioni di visualizzazioni in rete piazzandosi regolarmente ai vertici delle classifiche. Una vera e propria onda d’urto, che ha costretto major, produttori discografici, promotori di festival e format televisivi a misurarsi con questa nuova voglia di musica diversa dai soliti stilemi pop. Da li sono nate collaborazioni ed proposte varie, tante storie diverse, da chi ha deciso di sciogliersi e riformarsi (Ex Otago), chi sciogliersi definitivamente (Thegiornalisti) e chi prendere strade più convenzionali e facili da percorrere.

I Coma Cose in questo contesto appaiono come gli ultimi arrivati di questa nuova generazione di musicisti, ma non è proprio così. La storia dei Coma Cose nasce con l’esperienza solista di Fausto Lama (al secolo Fausto Zanardelli) che nei primi anni duemila era conosciuto come Edipo. Nel 2010 pubblica l’album “Hanno Ragione i Topi”, seguito due anni dopo da “Bacio Battaglia” nel quale si propone come uno dei tanti giovani virgulti del nuovo cantautorato italiano disimpegnato, anni luce distante da quello storico, quello di “protesta” ma comunque interessante e in fase di grande ascesa. Dopo qualche anno, conosce Francesca Mesiano, già affermata negli ambienti underground milanesi col nome d’arte “California”. Diventa la sua compagna sul palco ma anche nella vita e nascono i Coma Cose. Nel 2019 pubblicano il loro primo album con il nuovo nome del duo, dal titolo “Hype Aura” dal quale escono alcuni estratti davvero interessanti come “Granata” e “Mancarsi”. Ora, dopo il successo sanremese di “Fiamme negli Occhi” arriva “Nostralgia”.

Un disco, descritto come un vero tuffo nel passato recente, cioè nella vita vissuta nell’era pre-covid, dove andare alla ricerca delle proprie emozioni. Ogni traccia è una storia che racconta la loro storia. Atmosfere dark, psichedelia, tratti di gothic rock. I Coma Cose presentano un album molto interessante, un racconto dell’attualità vista con gli occhi di chi fa musica, di chi vive di musica e vede il proprio futuro incerto e il presente sospeso.
Ne è un esempio la traccia “Discoteche abbandonate“, una descrizione fatta da Francesca “California” Mesiano, che è un tragico monologo supportato da un base elettronica suonata da Fausto e i Mamakass (che producono anche l’album) o “Mille Tempeste“, brano che apre la tracklist di “Nostralgia”, dove si descrive tutta l’inquietudine e l’incertezza del momento in cui viviamo, o ancora “Zombie al Carrefour“, devastante quadro di un consumismo seriale e compulsivo, già piaga di una società distorta e adesso visto come estremo riparo dalla paura, sfogo degenere al senso di inquietudine e ricerca effimera di una libertà smarrita.
Poi ovviamente il pezzo sanremese “Fiamme negli Occhi” e “Novantasei”, brano che parla d’amore e di malinconia, ma non nel solito banale modo in cui i due temi vengono spesso declinati nelle canzoni attuali. Concludendo, possiamo definire sia “Nostralgia” che lo stesso progetto Coma Cose, entrambi come qualcosa di estremamente valido.

Saranno i nuovi alfieri dell’alternative italiano? Può darsi, di certo sono qualcosa di bello e intelligente, un nuovo punto di svolta nella nuova musica italiana, uno dei tanti che ci fa piacere raccontare.

L’album “Nostralgia” dei Coma Cose, è disponibile dal 16 aprile su Amazon (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui) e Apple Music (qui).

Sull'autore

Daniele Crescenzi

Ideatore e creatore del progetto Roma Suona Bene. Giornalista pubblicista iscritto dal 2005. Appassionato di Musica e Fotografia. Scrive su Roma Suona Bene, Zeta Emme - Zona Musica e Agenzia Eventi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.