Ci siamo incontrati davanti ad un bicchiere di birra qualche giorno fa con la Robert L. Whiter Band, dopo che ci eravamo salutati a Subiaco la scorsa estate. Volevo approfondire la conoscenza, perché sul palco della kermesse sublacense mi avevano incuriosito e così, complice l’amico Domenico Ciucci, batterista del gruppo, ci siamo dati appuntamento in un pub per parlare della loro musica delle loro passioni e dei progetti. Sto parlando del gruppo di Robert L. Whiter e Vanesa Harbek
Nella formazione: Domenico Ciucci alla batteria, alle chitarre, Tony Braschi, Vanesa Harbek e Roberto Lanzoni alias Robert L. Whiter, al contrabbasso infine Massimo Zaccagnini.
Della loro esibizione mi colpì il fatto che si sentisse ben distinto, che si trattava di tre chitarristi provenienti da stili musicali assolutamente diversi ma che per una buona alchimia avevano una loro logica all’interno della band.
Inizio da Robert: costruttore un po’ per sfida ed un po’ per necessità di una chitarra durante un suo soggiorno in America dal quel momento oltre che esibirsi come valido solista è diventato un abile liutaio che sforna attivamente una discreta quantità di ottime cigar box e lap steel. La sua mise sul palco di Subiaco mi ricorda Eric Sardinas, anche se in verità il chitarrista di dobro statunitense ama suonare indossando il gilet a torso nudo. Il nostro ha al suo attivo tre CD ed è la mente di questo particolare rassemblement musicale. Confesso che andai a Subiaco perché credevo che l’elemento trainante della band dovesse essere la chitarrista argentina Vanesa Harbek, che a dire il vero mi sembrò invece leggermente sotto tono rispetto agli altri.
Non posso certo liquidare con la parola “altri” quelli che poi si sono rivelati chitarristi di esperienza consolidata. Attivo e propulsore sul palco il nostro Robert, ha una sua particolare visione della melodia Blues che spesso lo porta a fraseggi che si allontanano dalla “via maestra”, ma cionondimeno, questo ce lo fa apprezzare per il suo suono pulito ed aggraziato e valido suonatore di lap steel (credo che nel suo cuore ci sia molto di questo strumento e la musica che ne consegue).
Il nostro amico Robert ha una vita musicale intensa e un mucchio di progetti in mente da attuare.
Tony Braschi, di nero vestito e con occhialoni alla “Blues Brothers” pur se specchiati, è l’altro chitarrista che ci regala assoli di talento: suono potente e cristallino senza dubbio però più legati alla matrice rock che non al blues pedissequo. Sarà poi che sono un vecchio estimatore della (per me) sacra musica per accettare in pieno una Gibson Les Paul che suoni il blues (ma questa è solo una mia convinzione che niente ha a che vedere con il risultato).
Anche il nostro Tony ha al suo attivo parecchie partecipazioni con musicisti del calibro di Herbie Goins, Roberto Gatto, Roberto Ciotti (qui la sua scheda), ed ha pubblicato più di un CD.
Che dire della Vanesa Harbek… L’ho trovata un po’ timorosa e più predisposta a regalarci dissonanze su accordi che non assoli di talento, ma sono sicuro che in un contesto più consono la ragazza-chitarrista potrà sfoderare doti di ben altro spessore.
Al contrabasso abbiamo Massimo Zaccagnini, che sul palco sembra vivere in una dimensione tutta sua, tanto è differente la sua presenza scenica dagli altri due chitarristi, Tony e Robert, ma dì altronde non può che essere così visto l’ingombrante strumento che si trova a suonare. Lo fa con sicurezza e maestria e si capisce che ha dietro di sé una buona scuola e anni di esperienza (cosa che mi conferma nel nostro incontro recente davanti ad una birra scura! Il suo maestro è stato Massimo Moriconi che ha collaborato per anni con Mina e con Fabio Concato.
Il suo continuo ricamare note con il contrabasso è stato ottimo collante per la band a Subiaco.
In ultimo ecco il nostro Domenico Ciucci, che avevo perso di vista musicalmente parlando da qualche tempo, Ritrovarlo sul palco a Subiaco con questa band che seppur da curare ancora sotto il punto di vista dell’amalgama musicale, è formata da ottimi musicisti con storie di tutto rispetto alle spalle.
Il suo battere sicuro, spedito, ha fatto si che le incertezze di preparazione, evidenti ma non grossolane agli occhi di un esperto, fossero “cosetta” da niente perché la sua sicurezza ha dato il giusto spessore. Ecco la parola giusta è sicurezza! Sempre molto pulito e con un bel fraseggio è stato accompagnatore ritmico attento e maturo oltre che una bella rivelazione.
Insomma una band giovane, fatta di “vecchi” suonatori con esperienza alle spalle e con una grande voglia di continuare in questa esperienza fatta di blues, ma anche di tanto altro.
Siamo certi che li rivedremo presto assieme, magari in un contesto che dia loro la giusta importanza, perché meritano un plauso incondizionato.
Galleria fotografica a cura di Tonino Novelli