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Home » Blog » Rolling Stones “Foreign Tongues”, il ritorno che parla ancora la lingua del rock
The Rolling Stones - Foreign Tongues
ANTEPRIME

Rolling Stones “Foreign Tongues”, il ritorno che parla ancora la lingua del rock

Mariano TrissatiDi Mariano Trissati7 Luglio 2026Nessun commento

I Rolling Stones tornano e lo fanno con un disco che, a giudicare dalle prime tracce diffuse, non ha nessuna intenzione di accontentarsi del ruolo di reduce di lusso. Si intitola “Foreign Tongues”, sarà il venticinquesimo capitolo della loro storia in studio e arriverà nei negozi e sulle piattaforme digitali il 10 luglio, a meno di tre anni dal successo di “Hackney Diamonds”, disco che aveva messo tutti d’accordo, critica compresa, portandosi a casa anche un Grammy

La genesi di “Foreign Tongues” racconta molto dello stato di grazia in cui si trova la band. Il nuovo lavoro nasce da un periodo creativo talmente intenso da produrre quattordici brani in meno di un mese, registrati ai Metropolis Studios di West London. Non un caso isolato, a dire il vero: secondo quanto raccontato da Mick Jagger, l’idea di un seguito così ravvicinato affonda le radici proprio nelle session di “Hackney Diamonds”, quando la band si era ritrovata tra le mani più materiale del previsto e aveva deciso di mettere da parte alcuni brani troppo belli per restare chiusi in un cassetto.
Alla produzione, ancora una volta, Andrew Watt, l’uomo che aveva già ridato smalto al suono della band nel disco precedente. Il risultato, secondo Keith Richards, non è una semplice appendice: c’è continuità con il capitolo precedente, ma anche la sensazione di aver imparato a lavorare meglio insieme, dopo oltre sessant’anni di carriera condivisa.

C’è un dettaglio che rende il titolo ancora più azzeccato di quanto sembri a prima vista. Nella settimana precedente all’annuncio ufficiale, cartelloni pubblicitari sono comparsi in diverse metropoli del mondo, da Londra a Parigi, da Sydney a Varsavia, fino all’Italia, ognuno con l’iconico logo della linguaccia della band e la scritta “Foreign Tongues” tradotta nella lingua locale, dal danese “Fremmede Sprog” all’olandese “Vreemde Tongen”. Un gioco di parole tanto semplice quanto efficace: il titolo richiama letteralmente le lingue straniere in cui il messaggio veniva declinato, mentre il simbolo più riconoscibile della band, quello con lingua e labbra disegnato nel 1971, vive da sempre dentro l’immagine di una bocca. La conferma definitiva del titolo è arrivata poi attraverso tre frammenti pubblicati sugli account social di Mick Jagger, Ronnie Wood e Keith Richards, ciascuno con un pezzo dell’immagine da ricomporre come un puzzle, anticipando quella che sarebbe diventata la copertina ufficiale.

Quello che colpisce, scorrendo i crediti di “Foreign Tongues”, è la quantità di nomi coinvolti. Accanto al trio Jagger-Richards-Wood e ai fedelissimi Darryl Jones, Matt Clifford e Steve Jordan, compaiono collaborazioni pesanti: Paul McCartney, al suo secondo featuring consecutivo con gli Stones, Steve Winwood, Robert Smith dei The Cure e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. Il disco contiene anche una traccia registrata con Charlie Watts prima della sua scomparsa nel 2021, un dettaglio che aggiunge peso emotivo a un progetto già di per sé ambizioso.

I due estratti pubblicati finora raccontano bene la doppia anima del disco. “Rough and Twisted” affonda le radici nel blues più essenziale della band, tra riff taglienti e un’armonica suonata dallo stesso Jagger, mentre “In the Stars” gioca su un registro pop-rock che richiama gli Stones dei primi anni Ottanta, con un ritornello che si stacca dal resto del brano e si fa notare per la sua immediatezza. Il terzo singolo, “Jealous Lover“, pubblicato lo scorso 26 giugno insieme a Steve Winwood, cambia ancora rotta e si tuffa in un groove R&B, con Jagger che si concede un’interpretazione in falsetto piuttosto insolita per il repertorio della band.

Anche se l’uscita ufficiale è fissata per il 10 luglio, alcune recensioni in anteprima hanno già iniziato a circolare. Sul Guardian, la lettura del disco si è concentrata su un aspetto forse inaspettato per una band che ha ormai superato i sessant’anni di carriera: la sua attualità. Il disco è stato descritto come un lavoro dal suono moderno e in parte politico, che vede la band confrontarsi apertamente con il mondo che la circonda e con il tempo che le resta. Tra i brani più citati, “Mr Charm” e “Covered in You“, entrambi orientati verso una critica diretta al potere contemporaneo.
Non tutti gli elementi del progetto hanno però convinto allo stesso modo: la copertina, un ritratto surrealista e collage-like firmato dall’artista americano Nathaniel Mary Quinn, ha ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida da parte del pubblico.

Con “Foreign Tongues” i Rolling Stones sembrano voler dimostrare che la parola “eredità” non è sinonimo di ripetizione. Il disco arriva in un momento in cui la band non ha ancora annunciato date di tour, il che alimenta ulteriormente la curiosità attorno a questo ritorno. Che sia il naturale proseguimento di “Hackney Diamonds” o un vero e proprio salto in avanti, lo si potrà scoprire tra pochi giorni, quando il disco sarà finalmente disponibile in versione integrale.

L’album “Foreign Tongues” dei Rolling Stones è disponibile dal 10 luglio su CD, vinile, musicassetta e Deluxe Boxset in edizione limitata su Amazon (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui), Spotify (qui) e Apple Music (qui).

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Mariano Trissati
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Ideatore e creatore del progetto Zeta Emme - Zona Musica. Appassionato di Fotografia, Musica e Sport (Pallavolo). Scrivo su Zeta Emme - Zona Musica e BarEden. Le mie foto sono visibili anche su Flickr e 500px

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