La giovane rapper-cantautrice, rivelazione dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, ha da poco pubblicato il suo primo disco. Un progetto ambizioso, date le sue referenze che parlano di quattro dischi d’oro ed uno di platino per i suoi primi singoli, ed il premio “Lunezia” e “Sergio Bardotti” per il brano “Voce”

Dobbiamo essere sinceri: di Madame (al secolo Francesca Calearo), tutti hanno detto un po’ di tutto. Madame è giovane, ha tutta la vita davanti, non possiamo che augurarle ogni bene possibile, ma non ci ha convinto proprio del tutto al recente Festival di Sanremo, nonostante sia stata definita un po’ la rivelazione della kermesse sanremese, sostantivo ampiamente abusato da giornalisti, critici ed opinionisti televisivi praticamente quasi per tutti (dai Måneskin al duo Colapesce e Dimartino, e via discorrendo). Ma lei ha catturato ancora di più l’attenzione, forte anche dei suoi precedenti, che hanno fatto di lei un piccolo fenomeno mediatico.

A diciannove anni può già vantare di aver conquistato quattro dischi d’oro, con i suoi primi singoli (“Schiccherie”, “17”, “Baby” e “Defuera”), ed uno di platino. Ha all’attivo molti feat. (featuring), che nel linguaggio musicale contemporaneo significano: prestigio, affermazione, visualizzazioni, interesse da parte di artisti e produttori di successo che intravedono potenzialità non indifferenti.
E quando a volere il feat. è gente come Marracash, Gué Pequeno o Fabri Fibra, allora l’interesse è veramente alto.

Che dire allora di Madame? Nulla, se prima non si ascoltano le tracce del suo album. È un disco che si compone di sedici brani, oltre al pezzo sanremese “Voce”. I featuring anche qui sono molti: Carl Brave, Pinguini Tattici Nucleari, Gaia, Blanco.
Madame, canta più che rappare in brani come “Istinto”, “Voce”, “Babaganoush” e forse canta pure bene, tanto che l’utilizzo dell’autotune, sembra far peggiorare paradossalmente la sua voce, nei brani dove l’uso di questo strumento è marcato in maniera decisa, come in “Mami Papi”. In “Amiconi (freestyle)”, Madame scende nel tradizionalismo, utilizzando la classica tecnica “speech”, effettuando un rap parlato molto veloce, quasi gangsta rap, in “Clito” ci si accosta a generi più vicini alla trap, al pop rap e all’hip house, dove vi si sente molto l’influenza di artisti tipo Ghali, Stromae o Black Eyed Peas.
Altri brani come “Luna” cantata insieme a Gaia, percorriamo strade più attigue alla musica dance pop. Più dance sono anche “Il Mio Amico”, “Baby” e la già citata “Babaganoush”, insieme ai Pinguini Tattici Nucleari, alcune più ambient come “Mood”, ed altre come “Tutti Muoiono”, difficili da etichettare. Una sorta di minestrone o se vogliamo quasi di manuale dell’hip hop, dove vi si possono scrutare tutte le varie sfumature, tutti i sottogeneri possibili.

È un disco ibrido, che da un lato cerca i facili gusti del pubblico, e dall’altro sembra sospeso alla ricerca del sound perfetto, apparendo quindi più un album sperimentale che mainstream. Il linguaggio usato, anche in questo caso è quello spavaldo di una giovane, non ancora ventenne, senza peli sulla lingua e con davvero tanto da raccontare.

L’album omonimo di Madame è disponibile su Amazon (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui) e Apple Music (qui).

Sull'autore

Daniele Crescenzi

Ideatore e creatore del progetto Roma Suona Bene. Giornalista pubblicista iscritto dal 2005. Appassionato di Musica e Fotografia. Scrive su Roma Suona Bene, Zeta Emme - Zona Musica e Agenzia Eventi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.