È sempre da qui che si deve incominciare

Si intitola “Confessin’ The Blues”, contiene ben quarantadue classici del blues selezionati dai Rolling Stones, e una parte del ricavato delle vendite verrà devoluto alla Blues Heaven Foundation di Willie Dixon

Il titolo di questa illuminante antologia, voluta e curata dai Rolling Stones per onorare il debito contratto dal rock con l’universo del blues, pare alludere a una ammissione. Non siamo però di fronte a un “comin’ out” (lo scriviamo così in ossequio all’abitudine ad apostrofare i gerundi cara al lessico blues, patrimonio di gente come Howlin’ Wolf, Lightnin’ Hopkins o Screamin’ Jay Hawkins). L’infatuazione non è mai stata un segreto per quelli del rock, tanto meno per gli Stones, che senza il blues non avrebbero trovato lavoro, e neppure il nome. Anzi, non sarebbero nemmeno nati; è assodato che i futuri Glimmer Twins si conobbero sul treno che li riportava da scuola ciascuno adocchiando gli album di importazione – Muddy Waters, Little Walter, Bo Diddley e Chuck Berry – sotto il braccio dell’altro. Fu l’occasione, secondo la stringata ricostruzione di Ronnie Wood, in cui si dissero più o meno “Anche a te piace il blues? Figo, mettiamo su una band”!

Prezzo: EUR 14,90

Quarantadue le selezioni, con date di nascita tra il 1937 e il 1991. Ciascuna è un sicuro caposaldo, ma fortunatamente ci si tiene alla larga dalla prevedibilità più totale. Per dire, a fianco dei soliti sospetti – oltre a Wolf e Waters anche Elmore James, John Lee Hooker, Big Bill Broonzy, B.B. King e Robert Johnson – appaiono personaggi misteriosi come Boy Blue, al secolo Roland Hayes, in una spiritata registrazione sul campo di Alan Lomax. Pochi, come Amos Milburn, Little Johnny Taylor, Slim Harpo, Lightnin’ Slim e il Dale Hawkins di Susie Q (unico viso pallido, ma come lasciarlo fuori?) sono estranei al magico asse Delta – Memphis – St. Louis – Chicago, pietra di paragone per il blues revival dei favolosi Sixties.

Altre sorprese? La maggior parte delle incisioni sono state oggetto di studio e di replica da parte degli Stones attraverso i decenni, ma soltanto quattro di quelle entrate in repertorio (That’s No Way To Get Along del Rev. Robert Wilkins, originariamente datata 1929 ma qui ripresa nel remake del 1964 dal titolo Prodigal Son, You Gotta Move di Fred McDowell, pure 1964, Blue and Lonesome di Little Walter, 1965, e Everybody Knows About My Good Thing di Little Johnny Taylor, 1971) hanno visto la luce dopo la nascita del gruppo!

Prezzo: Non disponibile

Stupisce pure l’inclusione, come title track, della prima versione di Confessin’ The Blues dello shouter Walter Brown, al servizio dell’orchestra di Jay McShann, pianista di Kansas City seminale anche in area jazz, se si tiene a mente che insieme a lui debuttò il giovane Charlie Parker. Il brano apparteneva da sempre al repertorio dei capelloni inglesi, che lo avevano appreso probabilmente dalle cover che ne avevano fatto sia Chuck Berry che Little Walter. Una prova che anche Mick Jagger, nel tempo, non ha perso la curiosità di andare alla ricerca dell’originale.

La parte dei leoni, con quattro brani a testa, spetta a Wolf, a Walter e naturalmente al sommo Muddy Waters. Primus inter pares, Muddy apre la raccolta proprio con Rollin’ Stone, canzone precorritrice quant’altre mai. Costruita sulla più antica Catfish Blues (a dimostrare che il vezzo di copiare i vecchi blues non è nato con il rock), insieme a Mannish Boy, il brano di commiato, rappresenta il suggestivo, crudo e a suo modo romantico campionario di machismo che sedusse dai primi istanti i giovani bianchi europei. Lo stesso atteggiamento, si presume, ripreso nella compilazione, che raduna soltanto artisti uomini pur in un contesto musicale in cui le donne ebbero almeno pari importanza.

Ciascuno può scoprire (o ritrovare) i suoi preferiti, sapendo che, come scrive Colin Larkin a conclusione del documentato saggio che correda il doppio cd, la playlist è solo il giro di maniglia che serve a mostrare la prima crepa di luce oltre una stanza buia. Disponibile anche in lussuoso box con cinque vinili da esporre nel salotto buono, potrà magari spalancare l’uscio all’ennesimo ritorno di interesse per il genere.

I Rolling Stones hanno sempre riconosciuto i loro impegni nei confronti degli autori dei pezzi con i quali hanno scalato le classifiche per più di mezzo secolo. In concerto con la casa di produzione, devolveranno il 10% degli incassi netti alla Blues Heaven Foundation di Willie Dixon, la benemerita organizzazione no profit con sede a Chicago negli storici studi della Chess Records al 2120 di South Michigan Avenue.

“Confessin’ The Blues” è disponibile dal 9 novembre in doppio CD o in cofanetto contenente cinque vinili su Amazon (qui).
Questa la tracklist completa del cofanetto:

Disco 1
1. Muddy Waters – Rollin’ Stone
2. Howlin’ Wolf – Little Red Rooster
3. John Lee Hooker – Boogie Chillen
4. Little Walter – Hate To See You Go
5. Chuck Berry – Little Queenie
6. Bo Diddley – You Can’t Judge A Book By Its Cover
7. Eddie Taylor – Ride ‘Em On Down
8. Slim Harpo – I’m A King Bee
9. Magic Sam – All Your Love
10. Elmore James – Dust My Broom
11. Little Walter – Just Your Fool
12. Muddy Waters – I Want To Be Loved
13. Big Bill Broonzy – Key To The Highway
14. Robert Johnson – Love In Vain Blues
15. Mississippi Fred McDowell – You Gotta Move
16. Jimmy Reed – Bright Lights, Big City
17. Big Maceo – Worried Life Blues
18. Little Johnny Taylor – Everybody Knows About My Good Thing (Part 1)
19. Howlin’ Wolf – Commit A Crime
20. Otis Rush – I Can’t Quit You Baby
21. Jay McShann and Walter Brown – Confessin’ The Blues
Disco 2
1. Howlin’ Wolf – Just Like I Treat You
2. Little Walter – I Got To Go
3. Chuck Berry – Carol
4. Bo Diddley – Mona
5. Muddy Waters – I Just Want To Make Love To You
6. Elmore James – Blues Before Sunrise
7. Eddie Taylor – Bad Boy
8. Boy Blue – Boogie Children
9. Jimmy Reed – Little Rain
10. Robert Johnson – Stop Breakin’ Down Blues
11. Reverend Robert Wilkins – The Prodigal Son
12. Lightnin’ Slim – Hoodoo Blues
13. Billy Boy Arnold – Don’t Stay Out All Night
14. Bo Diddley – Craw Dad
15. Dale Hawkins – Suzie Q
16. Amos Milburn – Down The Road Apiece
17. Howlin’ Wolf – Little Baby
18. Little Walter – Blue And Lonesome
19. B.B. King – Rock Me Baby
20. Buddy Guy – Damn Right I’ve Got The Blues
21. Muddy Waters – Mannish Boy

Sull'autore

Edoardo Fassio aka Catfish

Edoardo Fassio è un’autorità assoluta nel territorio del blues e del canto popolare afro-americano. Scrive di blues, folk e jazz per il quotidiano “La Stampa” e per “TorinoSette”; suoi articoli, recensioni e interviste appaiono sulle riviste italiane “Musica Jazz”, “Il Blues” e su un numero imprecisato di pubblicazioni europee.
Presso gli Editori Laterza ha pubblicato “Blues (Contromano)” acclamato come “indispensabile” (“World Music Magazine”), “autorevole e insolito” (“Amadeus”), “scintillante” (Buscadero), “la medicina giusta” (“Rumore”).
Nel 2017 per Vololibero sono usciti “Soul City: Porretta Terme, il festival e la musica” storia di trent’anni del Porretta Soul Festival, vincitore del premio Keeping The Blues Alive 2017, e “Solomon Burke. Ho visto un re”.
Con il classico pseudonimo di Catfish è autore, conduttore e animatore di trasmissioni in via continuativa dal 1984, la più duratura programmazione radio di blues in Europa. Il suo Catfish Blues va tuttora in onda ogni giovedì dalle 21 su Radio Flash.

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