Vi piace vincere facile? Organizzate una bella rassegna musicale d’estate, magari con Rufus Thomas, Solomon Burke, Isaac Hayes, Ann Peebles, Irma Thomas, Neville Brothers, Blues Brothers Band e Booker T. & The MGs, tutti nomi che in passato hanno garantito il pienone al prestigioso Porretta Soul Festival. Provate invece ad allestirlo a fine dicembre, in piena emergenza sanitaria, quando latita il grande pubblico, domestico e internazionale, e all’ultimo momento perdete persino i due pezzi più grossi, quelli la cui foto decora i manifesti e un gigantesco murale alto tredici metri nel centro storico

Non c’è dubbio che quella del Porretta Soul Festival sia una storia di successo, riflette Graziano Uliani, fondatore e instancabile direttore artistico, ma neppure con i cosiddetti grandi nomi è stato mai facile. È vero, nel corso di 33 anni i numeri sono arrivati. Ma alla passione sfrenata dell’ammiratore duro e puro di Otis Redding e Sam & Dave è toccato aggiungere altre doti: pazienza, astuzia, fiuto commerciale e una sana dose di opportunismo, senza le quali un promotore di spettacoli ha vita breve.

Costretto, come tutto il mondo, olimpiadi di Tokyo e campionati europei di calcio inclusi, a cancellare l’edizione 2020, il patron della rassegna ha giocato la carta invernale per salvare almeno quella del 2021. E ha assemblato un cartellone relativamente ristretto ma di alto profilo, affidandosi per lo più a nomi che hanno già onorato precedenti impegni al Rufus Thomas Park della cittadina dell’Appennino bolognese: Bobby Rush, Curtis Salgado, la Anthony Paule Soul Orchestra, house band della manifestazione per la sesta volta, Mitch Woods, Terrie Odabi e Vasti Jackson. Alla scaletta si è aggiunto Allan Harris, un interessante newcomer cresciuto musicalmente tra Brooklyn e Harlem, e si attende il ritorno al gran completo della big band lombarda Distretto 51, con tanto di Bobo Maroni ormai distante dai giochi politici.

Il programma in fase di esecuzione si riduce ulteriormente: Rush e Jackson, i volti dei manifesti, non arrivano. L’uno dà forfait per tempo, e l’organizzazione riesce a porvi rimedio, ma non può più sostituire l’altro, che annuncia una positività last minute mentre si trova a Marsiglia. Il bollettino medico impedisce anche la venuta di Woods, del Distretto e persino dell’autore Antonio Bacciocchi che avrebbe dovuto presentare il suo nuovo libro “Soul. La musica dell’anima”. E le stesse formazioni da oltre confine che rispondono presente non sono complete: quella di Harris è integrata da due nuovi elementi, l’orchestra di Paule, recluta il capace tenorista bolognese Andrea Scorzoni al posto del titolare dello strumento, bloccato in California.

Di conseguenza la quasi totalità degli spettacoli, che avrebbero dovuto svolgersi fino a notte fonda in più punti di ritrovo dell’accogliente cittadina, si riduce alle tre serate al cinema Kursaal, con capienza oggettivamente limitata. Ma è qui che arriva la sorpresa: la rassegna funziona, meglio di ogni aspettativa. Merito anche del nocciolo duro dei coraggiosi artisti residui. Stan Mosley, già apparso qui nel 2016, ha rimpiazzato degnamente Rush in un sudato mix di classici del circuito soul dell’altro ieri. Ha ripreso successi suoi e di nobili colleghi alla Malaco Records e non ha mancato di ricordare di aver recentemente superato un provino per entrare nei rinati Temptations, ah, se non fosse per il Covid… Allan Harris, un’offerta in condominio con Umbria Jazz Winter (“siamo stati fortunati”, confessa Uliani: “dopo due giorni dall’esibizione con noi, li hanno messi in quarantena“), si è rivelato sapido chitarrista e crooner in soul, jazz, blues e cantautorato. Leader di un competente complessino che ha messo in luce le qualità di Grégoire Maret all’armonica cromatica, ha presentato il recente album “Kate’s Soulfood”. Della volenterosa vocalist di Oakland Terrie Odabi, in forza allo schieramento di Anthony Paule, la stampa amica narra che è l’artista più dinamica a emergere nella Bay Area dagli anni Cinquanta di Etta James.

Ha già cantato pure lei a Porretta, anche se mai al centro della scena; omaggia vari modelli, tra cui il compianto Wee Willie Walker, e dice la sua come songwriter in bozzetti tematici come “Love Trumps Hate” e “Gentrification Blues“. Le ovazioni più intense vanno al magnifico Curtis Salgado e al potente gruppo che lo accompagna, i francesi Soul Shots. Armonicista parco ma sopraffino (era in quella veste, ai tempi della prima band di Robert Cray, che stregò John Belushi), è un cantante di classe mondiale. Ha assimilato le lezioni di B.B. King e di Solomon Burke integrandole in un repertorio un po’ autografo (“Walk A Mile In My Blues”, “20 Years of B.B. King”) e un po’ no (“Slow Down”, il rock che i Beatles impararono da Larry Williams). Dà tutto sé stesso, raccontando che la musica lo ha salvato, aiutandolo a lasciarsi alle spalle problemi di salute ritenuti insormontabili, e si tratterrà fino alla notte di San Silvestro. Chi meglio di lui per aiutare l’umanità a superare le angosce sanitarie?

Graziano UlianiIntervistato dal “Resto del Carlino”, media partner dell’evento, Graziano Uliani non ha nascosto la soddisfazione per il “meraviglioso successo” di questa versione anomala. Abituato a fare i conti con difficoltà logistiche, economiche e organizzative di ogni genere (anche la contingenza dicembrina, al chiuso, non è stata una novità: era già capitato nel 1989), ha dovuto risolvere il nodo pandemia. “Abbiamo dovuto riaggiustare un po’ il tiro: avevamo previsto un “midnight after”, ad esempio, che non abbiamo fatto. Ma il pubblico c’era, gli artisti sono stati grandiosi e c’era tanta carica nell’aria”. Forse non al punto di pensare di ripetere l’esperimento invernale: “Navighiamo un po’ a vista, ovviamente, e sembra poco sensato fare programmi a lungo termine. Ma è stata una grande esperienza e sicuramente c’è l’idea di riproporla anche in questa veste“. L’appuntamento è per la 34esima edizione, dal 21 al 24 luglio 2022. Con il consueto entusiasmo, anche se mitigato da cautela, come riportato in un post sulla pagina Facebook del Porretta Soul Festival: “Siamo felici di ricevere richieste per i biglietti ma considerando l’andamento della pandemia non saremo in grado di pubblicare il programma prima della fine di marzo 2022”. Teniamoci in contatto.

Galleria fotografica a cura di Giorgio Barbato

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Sull'autore

Edoardo Fassio è un’autorità assoluta nel territorio del blues e del canto popolare afroamericano. Scrive di blues, folk e jazz per il quotidiano “La Stampa” e per “TorinoSette”; suoi articoli, recensioni e interviste appaiono sulle riviste italiane “Musica Jazz”, “Il Blues” e su un numero imprecisato di pubblicazioni europee.
Con il classico pseudonimo di Catfish è autore, conduttore e animatore di trasmissioni in via continuativa dal 1984, la più duratura programmazione radio di blues in Europa.
Presso gli Editori Laterza ha pubblicato “Blues”, acclamato come “indispensabile” (“World Music Magazine”), “autorevole e insolito” (“Amadeus”), “scintillante” (“Buscadero”), “la medicina giusta” (“Rumore”).
Nel 2017 per Vololibero sono usciti “Soul City: Porretta Terme, il festival e la musica” storia di trent’anni del Porretta Soul Festival, vincitore del premio Keeping The Blues Alive 2017, e “Solomon Burke. Ho visto un re”.
Il suo ultimo libro, “È tutto finito adesso, Baby Blue”, dato alle stampe nel 2020 da 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni, è una Soul Fiction.

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