“You Ain’t Unlucky” è il titolo dell’album d’esordio della diciassettenne Veronica Lewis, che ad oggi, ha fatto incetta di premi e di convocazioni a festival di prestigio

Occhiali scuri, cotonatura anni Cinquanta e una precisione viziosa al pianoforte che confina con la scelleratezza di fuorilegge come Jerry Lee Lewis o Little Richard, la bostoniana Veronica Lewis ha già scorrazzato il Nord America facendo incetta di premi e di convocazioni a festival di prestigio prima ancora di avere l’età per la patente. Ora, a diciassette anni, pubblica l’album d’esordio, uno sguardo goloso d’affetto alla sua era artistica di riferimento e ai suoi miti: oltre a The Killer, al quale dedica il bellicoso pot-pourri strumentale “Ode To Jerry Lee”, nel suo pantheon privato si aggirano la santona del swamp boogie Katie Webster, di cui aggiorna la percussiva, swingante “Whoo Whee Sweet Daddy”, e maestri di Chicago come Otis Spann e Pinetop Perkins.

Ad ascoltare canto e accompagnamenti (il pianoforte elettrico o quello verticale di famiglia, vecchio di 115 anni, un batterista e, in qualche brano, un sax) ci si accorge di non essere di fronte a una figurante da dopolavoro o alla casuale divetta da talent. L’immediatezza furente del tocco rivela ore di studio dei fondamentali del boogie woogie e del rhythm-and-blues; tra i risvolti dei passaggi, anche arditi, sulla tastiera si percepisce il gusto di ricercare uno stile personale.

Quando adopera la voce, un vibrato elastico e ubiquo che ti arriva addosso da più parti, Veronica volteggia tra le note come una ginnasta agli anelli. Magari trasformando la paradossale “Is You Is My Baby” (con la quale si sono cimentati tutti, da B.B. King a Joe Jackson, da Dinah Washington a Diana Krall) in qualcosa che il suo autore, Louis Jordan, non avrebbe potuto prevedere: variazioni, sconfinamenti, sperimentazioni.
E, a dispetto delle ansie globali del momento (e dello stesso cliché identitario che il blues si porta dietro, legato a tempi inesorabilmente difficili e a ineluttabili sconfitte umane), la traccia del titolo (“You Ain’t Unlucky“), di cui esiste un video che aiuta farsi un’idea del tipo, è portatrice di un messaggio positivo, ottimistico.

Può sembrare strano a un pubblico che invecchia, seguendo fedelmente le tendenze demografiche, ma il blues con ritmo è ancora musica per giovani. Persino minorenni, come Veronica Lewis.

L’album “You Ain’t Unlucky” di Veronica Lewis, è disponibile dal 19 febbraio su Amazon (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui) e Apple Music (qui).

Sull'autore

Edoardo Fassio aka Catfish

Edoardo Fassio è un’autorità assoluta nel territorio del blues e del canto popolare afroamericano. Scrive di blues, folk e jazz per il quotidiano “La Stampa” e per “TorinoSette”; suoi articoli, recensioni e interviste appaiono sulle riviste italiane “Musica Jazz”, “Il Blues” e su un numero imprecisato di pubblicazioni europee.
Con il classico pseudonimo di Catfish è autore, conduttore e animatore di trasmissioni in via continuativa dal 1984, la più duratura programmazione radio di blues in Europa.
Presso gli Editori Laterza ha pubblicato “Blues”, acclamato come “indispensabile” (“World Music Magazine”), “autorevole e insolito” (“Amadeus”), “scintillante” (“Buscadero”), “la medicina giusta” (“Rumore”).
Nel 2017 per Vololibero sono usciti “Soul City: Porretta Terme, il festival e la musica” storia di trent’anni del Porretta Soul Festival, vincitore del premio Keeping The Blues Alive 2017, e “Solomon Burke. Ho visto un re”.
Il suo ultimo libro, “È tutto finito adesso, Baby Blue”, dato alle stampe nel 2020 da 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni, è una Soul Fiction.

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