È di questi giorni la richiesta di archiviazione, da parte della procura di Forlì, dei fascicoli di indagine relativi all’alluvione del maggio 2023 che colpì la Romagna provocando diciassette vittime, 36.000 sfollati e nove miliardi di danni. La circolazione della notizia, e il suo inevitabile corollario di cattivi pensieri sui legami tra catastrofi naturali e dissesti sociali, accompagna con sinistra coincidenza l’uscita di “Fango”, un album che congiunge forme liriche e sonore dell’altro ieri a contenuti drammaticamente attuali.
Lo hanno concepito quattro musicisti romagnoli, riuniti sotto il nome collettivo di Delta Mud: Marco Vignazia (voce, chitarra resofonica e banjo), Enrico Canestrari (chitarra), Massimo De Rosa (armonica) e Matteo Maida (batteria e percussioni), tutti veterani della scena blues nazionale e attivi, come gruppo, da quasi un quarto di secolo. “Dopo aver visto le città della Romagna coperte dall’acqua e dal fango (“Acqua, acqua scura, entra nelle case e fa paura”), e dopo aver preso atto che non c’è molta differenza tra ciò che cantava Charley Patton in “High Water Everywhere” e quello che abbiamo vissuto in prima persona, abbiamo voluto che il blues diventasse uno strumento di narrazione collettiva”, dicono i protagonisti, mentre confrontano la biblica piena del Mississippi del 1927 a ciò che accadeva a due passi da casa.
Il lavoro è di esperta fattura artigianale, come indica “Mani”, l’ipnotico brano che indirizza l’intero ascolto, e suggerisce che il blues, lessico ormai universale, può essere scritto e cantato in italiano, e persino esportato. Così come è possibile commentare realtà della vita nazionale, e riscoprire l’ambiente proletario della “Fabbrica dello zucchero” o di “Polvere rossa”, dedicata al “purgatorio d’acciaio” dell’Ilva di Taranto. Anche qui ce ne sono fin troppi, di motivi per “avere i blues”. A patto, beninteso, di saperlo fare.
Il tentativo dei Delta Mud, che vivono a sud di un “altro” Delta (ma nel canto di Vignazia si avvertono anche echi di un cantautorato di fisionomia nazionale, da Tenco a Conte a Finardi), è umanamente e diabolicamente riuscito. Coerenti con lo spirito e la lettera di una tradizione ultrasecolare, maneggiano cronaca, poesia e obliqua denuncia sociale facendo intravvedere un possibile riscatto. O almeno un sarcastico, distopico futuro pieno di “Buoni propositi”: “Quando sarò più giovane avrò nuove energie / Per costruir castelli, realizzare utopie / Viaggiare in Mississippi a bordo di in battello / Sapendo che il prossimo è solo mio fratello”.
L’album “Fango” dei Delta Mud è disponibile su CD (qui), in streaming su Amazon Music Unlimited (sottoscrivendo un abbonamento qui), Spotify (qui).



